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greenreport.it
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ULTIMI AGGIORNAMENTI
10 novembre 2009
di Lucia Venturi
GROSSETO. Piove e il paese frana. Dopo Messina, è oggi la volta di Ischia. E anche in questo caso come per i paesi siciliani si parla di tragedia annunciata. Un costone di roccia si è staccato dal monte Epomeo, sull'isola di Ischia, nei pressi del porto di Casamicciola e ha travolto tutto ciò che ha trovato lungo il suo cammino: persone, case, auto, si incanala e sostituisce alle strade e porta tutto a mare. Frane anche a Corsaro e Sciavica San Francesco nel comune di Forio.
Ci sono già morti, decine di feriti e dispersi. Ma lo scenario tragico di queste ore a Ischia riporta alla memoria degli isolani quanto già successe tre anni fa quando, era il 30 aprile del 2006, una frana a Pilastri, tra i comuni di Barano e Foria, travolse una casa e sotto le macerie morirono il proprietario, le tre figlie e 250 persone rimasero senza casa. Si parlò di abusivismo edilizio, di costruzioni che avevano tolto spazio alla vegetazione, di territorio fragile: un disco incantato che ripete sempre la stessa storia a ogni frana, ad ogni tragedia.
«L'isola ha un rischio idrogeologico intrinseco - ha detto il sindaco di Casamicciola Vincenzo D'Ambrosio. E lo conferma il presidente dell'ordine dei geologi della Campania, Francesco Russo, secondo il quale l'intera Campania è un territorio ad alto rischio: «Incominciando da Sarno e finendo a Ischia noi abbiamo sempre segnalato la possibilità di eventi catasfrofici sul nostro territorio soprattutto quando si abbattono piogge intense. I terreni che possono liquefarsi sono una caratteristica del nostro territorio, si tratta di terreni capaci di produrre le colate di fango».
5 novembre 2009
GROSSETO. Nonostante le precisazioni arrivate questo pomeriggio dal Ministero dell'Ambiente di cui diamo notizia nell'articolo successivo, qualche cattivo pensiero resta: stiamo forse pagando per affossare le indagini? Pare quasi un paradosso infatti la vicenda delle navi dei veleni, che sulle coste calabresi si è conclusa con un niente di fatto. «Quel relitto non è il Cunski, ma una nave passeggeri affondata nel 1917, di nome Catania, silurata il 16 marzo 1917, nel corso della prima guerra mondiale, da un sommergibile tedesco» ha dichiarato il ministro Prestigiacomo, decretando con queste affermazioni anche la fine delle indagini in Calabria. E ci sposta adesso a Maratea, dove viene a questo punto il dubbio che l'esito sia analogo.
Quindi se non si trovano vuol dire che non ci sono. Come per i rifiuti speciali le cui quote smaltite o portate a trattamento non corrispondono a quelle che si stima vengano prodotte. Non ci sono e il problema è chiuso, dove sono andate a finire e perché poco importa.
In Toscana intanto almeno i container si trovano.
La notizia data a luglio da greenreport della denuncia da parte degli ambientalisti di Green Ocean che a bordo della Thales avevano avvistato una nave portacontainer con una delle gru in funzione in mezzo al mare, ha svelato infatti ieri tutta la sua fondatezza.
La nave Alliance, una delle imbarcazioni della Nurc (Nato Undersea Research Center), una delle tre organizzazioni di ricerca della Nato a sostegno delle 28 nazioni aderenti, ha infatti individuato attraverso l'utilizzo di un sonar ad alta definizione un oggetto inabissato nella stessa area di mare che gli ambientalisti avevano segnalato come area di manovre da parte della portacontainer, che ha le caratteristiche di un container: un oggetto a forma di parallelipedo di 20 piedi e posto a circa 120metri di profondità.
4 novembre 2009
La tentazione atomica di Copenhagen. Mobilitazione per escludere il nucleare dall'accordo sul clima
LIVORNO. Diverse associazioni ambientaliste sono preoccupate della piega che stanno prendendo i negoziati della road map di Copenhagen, ad ottobre ai climate change talks di Bangkok sono tonate a galla quelle che chiama "le buone false soluzioni" con in testa il nucleare , escluso dai meccanismi di riduzione delle emissioni dal Protocollo di Kyoto.
Le organizzazioni che partecipano alla campagna internazionale "Don't nuke the climate" evidenziano «La minaccia di veder questa tecnologia pericolosa, cara ed inefficacie in materia di lotta contro il cambiamento climatico rientrare nel quadro di un nuovo accordo che si precisa. Numerosi Paesi desiderano in effetti che questa fonte di energia possa beneficiare dei finanziamenti da parte dei Paesi industrializzati nel quadro delle future azioni di riduzione delle emissioni di gas serra dei Paesi in via di sviluppo. Questa posizione è difesa tra gli altri da Canada, Stati Uniti, Giappone, Messico, India, il gruppo africano e la Francia». Non a caso tutti Stati esportatori di tecnologia nucleare (che quindi finanzierebbero così ulteriormente la loro industria atomica in difficoltà), che vogliono rafforzare con tecnologia occidentale il loro nucleare, che vogliono diventare potenze nucleari o pronti a mettere a disposizione delle industrie straniere territori e risorse per produrre energia nucleare.
Le associazioni ambientaliste ed antinucleari denunciano queste proposte anche ai Climate change talks in corso a Barcellona, dove sotto accusa è in particolare la posizione della Francia «Che privilegia i suoi interessi industriali di fronte all'interesse generale. Se il nucleare diventa ammissibile per i finanziamenti, su questa base l'industria nucleare troverà così una fonte di sovvenzione pubblica maggiore».
29 ottobre 2009
LIVORNO. Continua il tira e molla sul nucleare iraniano: la televisione di Stato ha detto oggi che il Presidente dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad è pronto a cooperare con le potenze mondiali sulle questioni riguardanti il combustibile nucleare. In un discorso pronunciato a Machhad, nel nord-est del Paese, Ahmadinejad ha ammorbidito i toni rivendicando (come fa di solito quando si ritira strategicamente) una vittoria per imbarazzare i "nemici": «Accogliamo favorevolmente lo scambio di combustibile, la cooperazione nucleare, la costruzione di centrali nucleari e di reattori e siamo pronti a cooperare. Gli occidentali cooperano con l'Iran e sono passati dalla politica dello scontro alla cooperazione».
Il presidente iraniano ha detto di apprezzare l'iniziativa dell'International Atomic Energy Agency (iaea) che il 23 ottobre era stata approvata da Usa, Francia e Russia. La proposta dell'Iaea prevede che l'Iran spedisca in Russia 1.200 kg del suo uranio arricchito entro la fine dell'anno. Il materiale dovrà poi essere inviato in Francia dove saranno realizzate le "cartucce" per un reattore di ricerca a Teheran che è stato costruito da esperti argentini con tecnologia francese. Quindi la Francia, l'unica in grado di fornire questo tipo di tecnologia nucleare, si presterebbe a far funzionare il nucleare islamico fino a ieri visto come il diavolo. Forse Ahmadinejad ha una qualche ragione per esultare.
27 ottobre 2009
Nucleare, risolto il problema delle scorie: dimentichiamo il processo di produzione...
Massimo Scalia smonta la teoria di Richard Muller
Lucia Venturi
GROSSETO. Richard Muller (nella foto) è professore di fisica di Berkeley e capo del GreenGov un gruppo di esperti di energia che vogliono offrire le loro conoscenze per dare un supporto ai decisori e alle industrie che -dicono- sia imparziale.
Ospite in questi giorni in Italia prima per una conferenza al Festival della Scienza di Genova e oggi a Milano per una analoga conferenza organizzata dalla Fondazione Eni- Enrico Mattei, Muller riparte dal suo ultimo libro, Fisica per i presidenti del futuro, per spiegare quanto sarebbe importante che i politici conoscessero la fisica, così da spiegare di persona ai cittadini i motivi delle loro scelte.
Muller, ad esempio, non nega che vi sia un riscaldamento globale in atto: «il cambiamento climatico è realtà» dice in una intervista sul Sole 24 Ore e «il lavoro dell'Ipcc è eccellente» (e dato che ne ha fatto parte sarebbe imbarazzante sostenesse il contrario); quello che mette in discussione sono l'entità degli effetti che a questo si attribuiscono e bolla come ridicolo che qualcuno possa sostenere che «gli uragani o le giornate calde sono effetto del riscaldamento climatico».
Il suo suggerimento è quindi di non fare esagerazioni e falsi allarmismi.
Qual è la ricetta di Muller per combattere l'aumento dell'anidride carbonica? Il mix di combustibili, in cui c'è dentro l'efficienza, le energie rinnovabili al completo, il carbone dotato di Ccs ma soprattutto il nucleare. «L'unica vera chance che il riscaldamento globale si fermi - ha detto alla conferenza tenuta al festival della scienza di Genova - è l'energia nucleare, l'energia più pulita, anche se parole come radioattività e scorie fanno paura».
22 ottobre 2009
Umberto Mazzanti
LIVORNO. In questi ultimi giorni, anche sui giornali toscani, qualche illustre firma si è chiesta dove fossero gli ambientalisti quando venivano affondate in mare "le navi dei veleni". Qualcuno ha ipotizzato in preoccupati editoriali che fossero troppo impegnati a trastullarsi con Golette verdi e battaglie per salvare le volpoche e contro le autostrade e i ponti (che magari gli stessi editorialisti avevano attaccato qualche settimana prima in elzeviri pieni di sacra indignazione) e lo sviluppo per accorgersi di quel che stava succedendo nel nostro mare...
Un riflesso condizionato di molta stampa italiana che è la spia di un disinteresse ed una sottovalutazione di quel che fanno e dicono le associazioni ambientaliste, se non come presentazione di un'immagine di comodo e spesso caricaturale (gli amanti degli uccellini e dei fiorellini, oppure, al contrario, i signor No che non vogliono il progresso e lo sviluppo) che si fa così diventare immaginario comune, il segno forse anche di una debolezza politica dell'ambientalismo italiano o forse della politica ambientalista.
21 ottobre 2009
«Le nostre macchine per il riciclo sono note e vendute in tutto il mondo, perché abbiamo una tecnologia di alto livello che garantisce una altrettanto alta qualità del prodotto riciclato»
 GROSSETO. In un'intervista fatta qualche giorno fa in merito agli acquisti verdi comunali, un funzionario del comune di Firenze faceva capire che la plastica riciclata oggi disponibile è di qualità scadente e che si presta realizzare poche cose, e che oggetti come penne in plastica riciclata le compravano in Germania, perché di migliore qualità.Certo gli acquisti verdi in un comune non si possono di sicuro assolvere solo con le penne di plastica riciclata ma anzi ci sono tanti altri prodotti che possono contribuire a formare quel paniere previsto per rispettare le norme regionali e nazionali, ma intanto abbiamo voluto indagare, rispetto alla plastica riciclata, qual è la situazione che offre il panorama nazionale.«Chi ha detto che la qualità del prodotto riciclato è scadente, evidentemente non ha mai comprato ...
Ricerche in corso dei rifiuti tossici che sarebbero stati affondati in mare dalla 'ndrangheta
GROSSETO. In Calabria al largo di Cetraro la nave Mare Oceano andrà ad indagare sul relitto rinvenuto sulla base delle indicazioni del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti e che potrebbe contenere nella stiva bidoni di rifiuti pericolosi e forse anche radioattivi. Venerdì, forse, sapremo qualche cosa di più su quel relitto. Il condizionale è d'obbligo perché le strumentazioni a bordo della Mare Oceano, una nave della Geolab di Napoli, non potranno dire niente sul contenuto dei bidoni, ma solo mettere a fuoco meglio di quanto sia stato fatto sino ad ora la loro presenza ed eventualmente avere ulteriori conferme del possibile sversamento di materiale da essi fuoriuscito sul sedimento marino.
Mente aspettiamo venerdì per sapere di più riguardo alla vicenda calabrese, la motonave Scialoja sta intanto indagando sui fondali toscani per dare o meno conferma alle dichiarazioni dello stesso pentito, secondo il quale anche questa sarebbe stata area di affondamenti, se non proprio di navi intere, di bidoni contenenti rifiuti di varia natura.
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Greenreport AGGIORNAMENTO
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Dei faccendieri affaristi nuclearisti in conclave a Roma
ROMA. La riunione di faccendieri che si tiene a Roma, pomposamente denominata “International Energy Forum”, ha indicato ai decisori politici la cura per risolvere la più grave malattia di questa fase storica: alti costi e carenza di energia. Niente di nuovo rispetto ad analoghi convegni che le multinazionali energetiche hanno organizzato. Anche in questo si è discusso di quanto petrolio è veramente rimasto e come negli altri non si è scelto... |
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L´ultima chance per il pianeta...
LIVORNO. Una delle richieste che emergono ai paesi del G8 dalle ong riunite nel civil forum in Giappone è quella di porre in primo piano in agenda il tema delle emergenze globali. Cui ha già nei fatti risposto il primo ministro giapponese Yasuko Fukuda che ha inviato una lettera ai... |
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| 23/04/2008 | Rifiuti e Bonifiche |
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| 23/04/2008 | Aree Protette e Parchi |
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| 23/04/2008 | Aree Protette e Parchi |
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| 23/04/2008 | Aree Protette e Parchi |
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Ambiente, lavoro e leghismi
FIRENZE. Con le ultime elezioni si è riaperta, a sinistra, la questione del lavoro. Con la conferma, dopo 14 anni, della tendenza dei lavoratori salariati a rivolgersi alla destra e nello specifico alla Lega Nord. Il fenomeno in Europa fu prima che da noi, ad esempio in Francia con Le Pen. Tra i tanti fattori che lo determinano c’è probabilmente, di nuovo, sotto altra forma, il conflitto lavoro/ambiente, espressione del più ampio conflitto... |
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Ambiente, lavoro e leghismi
FIRENZE. Con le ultime elezioni si è riaperta, a sinistra, la questione del lavoro. Con la conferma, dopo 14 anni, della tendenza dei lavoratori salariati a rivolgersi alla destra e nello specifico alla Lega Nord. Il fenomeno in Europa fu prima che da noi, ad esempio in Francia con Le Pen. Tra i tanti fattori che lo determinano c’è probabilmente, di nuovo, sotto altra forma, il conflitto lavoro/ambiente, espressione del più ampio conflitto... |
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| 24/04/2008 | Aree Protette e Parchi |
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| Il mondo a Roma per parlare (parlare, parlare...) di fame, prezzi e agricoltura |
| di Umberto Mazzantini |
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ROMA. Inizia oggi a Roma la “High-Level Conference on World Food Security: the Challenges of Climate Change and Bioenergy” che durerà fino al 5 giugno e che vede la partecipazione di Capi di stato e di governo, e delegazioni ministeriali ad alto livello, per discutere della sicurezza alimentare mondiale di fronte alle sfide del rialzo dei prezzi alimentari, del cambiamento climatico e della produzione di biocombustibili.
Secondo la Fao, che organizza il vertice insieme a Wpf, Cgiar ed Ifad, «Il vertice rappresenta un’opportunità storica di rilanciare la lotta contro fame e povertà ed incrementare la produzione agricola nei paesi in via di sviluppo». Importantissimi i temi all’ordine del giorno: l’individuazione delle nuove sfide che minacciano la sicurezza alimentare mondiale in termini di domanda e di offerta, di politiche e struttura del mercato; una migliore comprensione del legame esistente fra sicurezza alimentare, cambiamento climatico e bioenergia; l’identificazione di un processo che porti a interventi a livello istituzionale affinché negli accordi internazionali sul clima e sulla bioenergia vengano integrate misure di salvaguardia della sicurezza alimentare; discussione e adozione di politiche, strategie e programmi volti a garantire la sicurezza alimentare mondiale, in particolare di misure per fronteggiare il rialzo dei prezzi alimentari; dichiarazione finale su “Sicurezza alimentare mondiale e azioni necessarie”.
Intanto, alla vigilia del vertice di Roma, la Banca mondiale ha lanciato un meccanismo di finanziamento rapido di 1,2 miliardi di dollari come risposta ai bisogni immediati della crisi alimentare: 200 milioni di dollari saranno donati direttamente alle popolazioni più vulnerabili ed ai Paesi più poveri. I primi finanziamenti a fondo perduto sono andati a Gibuti (5 milioni di dollari), Haiti (10 milioni) e Liberia (10 milioni), a giugno arriveranno aiuti gratuiti anche per Togo, Yemen e Tagikistan.
La Banca mondiale ha anche annunciato che porterà il suo aiuto allo sviluppo agricolo dagli attuali 4 fino a 6 miliardi di dollari. La World bank ha anche assicurato che avvierà strumenti di gestione dei rischi e meccanismi assicurativi dei raccolti per proteggere i Paesi poveri e i piccoli agricoltori. Il presidente della Banca mondiale, BM Robert B. Zoellick, ha ricordato che «la fame e la malnutrizione minacciano due miliardi di esseri umani che combattono per sopravvivere in un contesto di rincari dei prezzi alimentari».
In attesa di vedere che cosa in questo vertice verrà deciso a livello di azioni cogenti per porre rimedio a questa nuova e drammatica recrudescenza della cosiddetta fame nel mondo, osserviamo con grande preoccupazione l’assoluta assenza di governance della questione nella sua complessità. Di fronte ad un caos del genere dove tutti gli economisti più importanti e stimati si stanno sperticando nell’individuazione delle sue cause (dumping dei Paesi ricchi e crescita della popolazione, speculazione, mancanza di cibo, aumento del costo delle materie prime, biocarburanti ecc), registriamo un vuoto gigantesco di individuazione di chi deve almeno tentare di guidare quest’auto ormai fuori controllo. Che sia l’Onu, o un altro organismo mondiale riteniamo che sia a questo livello che si possa cercare di mettere in pratica una strategia in grado di far fronte a questa drammatica emergenza. Diversamente ognuno continuerà a fare da sé vanificando ogni pur virtuoso sforzo anche della Fao stessa, impotente anch’essa di fronte a un problema globale che solo globalmente appunto lo si può governare.
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| Cibo ed energia, il mercato, i consumi e la carità |
| Fra crocchette biologiche per gatti obesi e profughi ambientali anoressici per costrizione, i concerti e le lacrimucce non scalfiscono neanche una pratica dello sviluppo sempre più ingiusta socialmente e sempre più insostenibile ambientalmente |
| di Umberto Mazzantini |
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LIVORNO. L’“Agricultural Outlook 2008-2017” di Ocse e Fao conferma i dati che Greenreport aveva già anticipato: «i prezzi dei prodotti agricoli dovrebbero rallentare rispetto ai recenti picchi, ma per i prossimi 10 anni si prevede che si stabilizzeranno ben al di sopra dei livelli bassi dell’ultimo decennio».
Martin Perry, Jean Palutikof, Clair Hanson tre scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change e Jason Low, un noto climatologo inglese, scrivono su Nature che l’impegno dei ministri dell’ambiente del G8 di ridurre entro il 2050 le emissioni di gas serra del 50% rispetto ai livelli del 1990 è solo un palliativo: per ridurre davvero i danni del cambiamento climatico sarebbe necessario un taglio dell’80%.
«Uno strano ottimismo – dicono i 4 scienziati - pervade l’arena politica che si ritrova ai summit del G8 e agli incontri dell’Onu sul clima: c’è fiducia nel fatto che si possa trovare un modo per evitare le minacce del cambiamento climatico. Questo è un falso ottimismo che copre la realtà».
Un ottimismo che in Italia rasenta la cecità di un dibattito politico ed economico sempre più provinciale che non tiene conto di quanto le due questioni del cibo e dell’ambiente stiano cambiando gli equilibri del mondo proprio in quanto interferiscono negativamente, radicalmente, con gli schemi dell´economia classica e con il totem della crescita economica.
Se è vero che i prezzi alti colpiscono soprattutto le popolazioni povere che soffrono la fame, è anche vero che 10 anni di prezzi alti, con una popolazione mondiale in crescita e due miliardi e passa di cinesi e indiani che non rinunceranno al “benessere” raggiunto (anche alimentare ed energetico), non potranno essere scaricati nuovamente sui più poveri, cioè sull’Africa, dove il dramma è già in corso, senza pagare un prezzo che probabilmente sarà quello di nuove guerre, tensioni politiche, flussi migratori inarrestabili. I Paesi ricchi non potranno cavarsela con un po’ di carità e qualche concerto benefico, le questioni energetica ed alimentare mettono prima di tutto in discussione il modo di vita occidentale, la nostra bulimia di cibo ed energia, i nostri ipermercati pieni di prodotti ad obsolescenza programmata, l’obesità diventata malattia sociale, il cibo per gli animali da compagnia che occupa sterminati scaffali di prodotti che farebbe la gioia dei profughi ambientali e della fame della Somalia e dell’Etiopia.
«Occorre – dice il rapporto della Fao - mobilitare con urgenza gli aiuti umanitari per fronteggiare questa drammatica situazione, ma per trovare soluzioni sostenibili ed evitare che in futuro si verifichino casi simili, l’enfasi in questi paesi deve essere posta sull’incremento della produzione agricola e della produttività, ed anche sulla crescita e sul generale sviluppo economico».
Ma questo significa che il dumping agricolo europeo ed americano deve cessare, mentre invece è diventato ancora più forte proprio grazie all’aumento dei prezzi.
«La risposta agli aumenti dei prezzi non è il protezionismo – dice il segretario generale dell’Ocse Angel Gurría - ma al contrario l’apertura dei mercati agricoli, e la liberazione della capacità produttiva degli agricoltori, che hanno più volte dimostrato di saper rispondere agli incentivi di mercato. I governi possono fare di più per promuovere la crescita e lo sviluppo dei paesi poveri, così da migliorare il potere d’acquisto dei consumatori più vulnerabili».
Ma forse i consumatori “vulnerabili” sono organici ad una globalizzazione liberista che si alimenta di un protezionismo dei più forti che ha allargato il suo club ai Paesi emergenti, ma che ha bisogno di una “compensazione” crudele che è scaricata sempre sugli stessi: a guardare la mappa della fame si scopre che ad essere colpiti sono gli stessi Paesi di sempre, dove l’emergenza è diventata normalità, dove sono al lavoro il cambiamento climatico innescato dai Paesi sviluppati e i prezzi inaccessibili di una speculazione internazionale che se ne frega della distribuzione equa del cibo e delle risorse e che, anzi, sguazza nell’iniquità di un mercato che ha bisogno sia dello spreco che dell’estrema penuria.
Un preoccupatissimo Jacques Diouf, direttore generale della Fao, ha detto che «È necessario che la comunità internazionale intervenga urgentemente con un’azione coerente per affrontare l’impatto dei prezzi alti sulle popolazioni povere e che soffrono la fame. Oggi sono circa 862 milioni le persone che soffrono la fame e la malnutrizione, questo evidenzia la necessità di reinvestire in agricoltura, che deve essere rimessa all’ordine del giorno dell’agenda politica mondiale per lo sviluppo».
Ma i segnali macroeconomici non sono incoraggianti nei paesi Ocse, cioè quelli più ricchi ed industrializzati, la crescita della produzione di biocombustibili è stata alimentata da incentivi finanziari, e secondo il rapporto «non è certo che la sicurezza energetica e gli obiettivi ambientali ed economici delle politiche bioenergetiche saranno raggiunti con le tecnologie produttive attuali. Il rapporto a questo riguardo suggerisce di esaminare ulteriormente le esistenti politiche bioenergetiche».
E la crisi è sempre più forte anche se il consumo e la produzione dei prodotti agricoli di base, tranne il grano, stanno crescendo più velocemente nei paesi in via di sviluppo. Secondo la Fao «Per il 2017 si prevede che questi paesi domineranno il commercio della maggior parte dei prodotti agricoli. I prezzi alti porteranno benefici alla maggior parte delle attività commerciali agricole sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli sviluppati. Tuttavia molti agricoltori dei paesi in via di sviluppo non hanno accesso al mercato e dunque non potranno cogliere alcuna opportunità dai previsti aumenti. I mercati cerealicoli rimarranno in tensione poiché è improbabile che le scorte ritornino ai livelli del decennio scorso. Il consumo di oli vegetali, sia dalla produzione di semi oleosi che di palma, cresceranno più velocemente di tutte le altre produzioni nei prossimi 10 anni. La crescita è alimentata sia dalla domanda di cibo che di biocombustibili. L’esportazione di carne in Brasile si prevede crescerà del 30 per cento per il 2017».
Un aumento distorto che si rivolge soprattutto non a sfamare chi ne ha bisogno, ma a compensare la crisi petrolifera e a sostenere più esigenti bisogni alimentari dei nuovi ricchi che chiedono sempre più carne, per produrre la quale c’è bisogno di sempre più cereali che mancano dalla ciotola dei più poveri.
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| Manifesto su cambiamenti climatici e futuro della sicurezza alimentare |
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LIVORNO. Il terzo Manifesto su cambiamenti climatici e futuro della sicurezza alimentare è stato presentato questa mattina a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo. Lo ha fatto la Regione Toscana, attraverso l’Arsia, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione in agricoltura, proseguendo così la battaglia (che greenreport condivide) al fianco della Commissione Internazionale sul futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura, presieduta da Vandana Shiva (Nella foto).
L’agricoltura delle multinazionali, delle grandi industrie, delle monocolture Ogm incide negativamente sul clima del nostro pianeta – nonostante le lobby biotech e una parte dei media nazionali asseriscano l’esatto opposto - , aggravando il surriscaldamento e contribuendo alla diminuzione delle risorse idriche. L’effetto contrario, ovvero una mitigazione dell’influenza dei mutamenti del clima – è questo l’assunto di fondo del Manifesto presentato dalla presidente della Commissione Vandana Shiva e dal presidente della Regione Toscana Claudio Martini – può essere ottenuto avvalendosi di un’agricoltura sostenibile, rispettosa della biodiversità e legata ai territori di produzione.
Tra i motivi che gli esperti della Commissione, provenienti da tutto il mondo, attribuiscono al sistema agricolo industrializzato ritenendolo corresponsabile della sempre maggiore vulnerabilità del clima il ‘Manifesto’ ne individua almeno quattro: la presenza di monocolture; l’uniformità genetica (con il largo utilizzo di Ogm); i trasporti a lunga distanza (con il relativo inquinamento) dovuti allo stile di consumo occidentale; l’utilizzo intensivo dell’acqua.
Il Manifesto si concentra sul tema del rapporto tra i sistemi alimentari e i cambiamenti climatici e lo fa in un momento particolare nel quale la crescita senza precedenti dei prezzi delle materie prime agricole ha riportato al centro del dibattito il tema delle politiche agricole come perno della sicurezza e della sovranità alimentare di fronte ad una nuova e (sembra) non breve recrudescenza di fame nel mondo.
Viceversa un’agricoltura più attenta ai territori, alla biodiversità e alla sostenibilità ambientale può attenuare fortemente l’impatto dei cambiamenti climatici, perché, per esempio, contribuisce a ridurre le emissioni derivanti da carburanti fossili e di gas serra e incrementa l’assorbimento di carbonio da parte delle piante e del suolo. Inoltre la diversità genetica, presente laddove si salvaguarda la biodiversità, permette di per sé maggiori possibilità di resistenza prima e di adattamento poi ai cambiamenti climatici. Questa agricoltura ha effetti positivi sul clima anche perché, destinando gran parte dei suoi prodotti al territorio, riduce i consumi energetici per trasporti (è infatti privilegiato l’utilizzo di prodotti locali), e anche il consumo di acqua (l’agricoltura ecologica e biologica, ad esempio, riduce la richiesta di irrigazione intensiva).
La Toscana si sta già muovendo nella direzione indicata dai nove punti del Manifesto. Nell’ambito delle misure di miglioramento ambientale del nuovo piano di sviluppo rurale verrà data priorità a quei progetti che limitano al massimo gli spostamenti delle materie prime dal luogo di produzione a quello di trasformazione, nell’ottica della filiera corta su cui la Regione Toscana sta lavorando per creare un rapporto sempre più diretto con le produzioni locali e per diminuire i costi ambientali legati ai trasporti.
Il Manifesto promuove un’agricoltura ecologica e sostenibile, già al centro delle politiche regionali, sia sostenendo produzioni di qualità (DOP, IGP, prodotti tradizionali), sia incentivando l’agricoltura biologica e integrata. Il Manifesto afferma inoltre che la biodiversità riduce la vulnerabilità al cambiamento climatico, e a questo proposito la Toscana si è da tempo dotata di una normativa sulla tutela delle risorse genetiche animali e vegetali, attivando aiuti specifici agli agricoltori che coltivano o allevano razze a rischio di erosione genetica. In merito ai paventati i rischi di un’agricoltura monoculturale e basata sugli Ogm, la Toscana è stata la prima regione italiana a vietare gli Ogm nel proprio territorio, promuovendo una rete di 42 regioni europee Ogm-free.
Sul tema delle agrienergie la Regione si è mossa nello spirito del Manifesto, sostenendo soprattutto sistemi localizzati di produzione di energia da biomasse legnose, che utilizzano quindi i residui dei tagli selvicolturali. Infine sulla questione dell’acqua, oltre a ad avere realtà produttive che non prevedono un consumo intensivo, in Toscana è da tempo in atto anche un piano riguardante i numerosissimi laghetti montani, le vasche di raccolta ed i bacini di accumulo per permettere il loro utilizzo da parte delle aziende.
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Armi di distruzione di massa e nucleare
LIVORNO. L´International Atomic Energy Agency (Iaea) ha avviato un’indagine sul presunto impianto nucleare distrutto in Siria da un raid aereo israeliano nel... |
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| 29/04/2008 | Rifiuti e Bonifiche |
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| 29/04/2008 | Aree Protette e Parchi |
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| 28/04/2008 | Monitor di Enrico Falqui |
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La scomoda verità e la favola della campagna elettorale americana
LIVORNO. Il previsto effetto del premio Nobel ad Al Gore non sembra proprio esserci nella campagna elettorale americana, tanto che il presidente del Worldwatch Institute, Christopher Flavin, scrive sconsolato: «Per chi non fosse ancora scoraggiato dallo stato della politica americana, l’ultima proposta della campagna presidenziale può portare alla fine il cinismo a trionfare sulla speranza».
Flavin si riferisce alla proposta bipartisan... |
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| 02/05/2008 | Urbanistica e Territorio |
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