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Torino la Repubblica.it



"Niente Roma, troppe ambiguità sulla Tav"

Piano strategico della Provincia al ministero, due sindaci della Valsusa rinunciano
di Sara Strippoli
NO TAV
 
Ultimo strappo dopo il cambio di governo alla Comunità montana. Questa mattina, all´incontro in programma al ministero durante il quale si discute del piano strategico della Provincia per la Valle di Susa (1 miliardo e 200 milioni, metà risorse nazionali metà locali) non saranno presenti due dei tre componenti della rappresentanza della Valle di Susa. Venerdì sera hanno comunicato la loro intenzione di non partecipare sia il sindaco di Avigliana Carla Mattioli sia il primo cittadino di Venaus, Nilo Durbiano. Della contiguità di Carla Mattioli con i movimenti No Tav si sa da tempo; più complesso comprendere la posizione di Durbiano, sin dall´epoca degli scontri del 2005 schierato su posizioni piuttosto moderate.

Ragione ufficiale della defezione, il cambio di governo di alcuni Comuni e della Comunità montana, ma anche, come ammette Carla Mattioli «le ambiguità che caratterizzano il rapporto fra il piano strategico e la Torino-Lione». Spiega il sindaco di Avigliana: «Non voglio andare a Roma a rappresentare soltanto me stessa o il mio Comune visto che devo parlare per tutta la valle. È cambiato il governo della Comunità montana e di molti Comuni, non si può non tenerne conto». Il consiglio di non partecipare arriva forse da Sandro Plano? Mattioli non dice ma chiarisce che «andrebbero risolte le ambiguità fra piano strategico e alta velocità». Ai tavoli ci siamo sempre stati, aggiunge «ma francamente ci sono molte contraddizioni da chiarire».

Unico presente per la Bassa valle all´incontro di oggi al ministero delle infrastrutture sarà dunque Antonio Ferrentino, attuale commissario della Comunità montana per la Bassa valle in attesa che parta ufficialmente il mandato di Sandro Plano, il primo gennaio. «Ho saputo soltanto sabato che Mattioli e Durbiano non sarebbero intervenuti - dice il sindaco di Sant´Antonino - e devo ammettere che mi spiace visto che eravamo stati noi a chiedere che per la Valle di Susa non ci fosse un solo rappresentante ma tre. Se lo avessi saputo prima avrei convocato la conferenza dei sindaci per sostituirli. Tutto si può dire tranne che non fosse ben chiaro che il piano strategico esiste perché c´è la Tav, come potrebbe essere altrimenti?». Ferrentino comunque avverte che se nell´incontro di oggi il governo non confermerà un impegno concreto con la disponibilità a stanziare risorse per la realizzazione del piano, anche per lui questa sarà l´ultima presenza al tavolo dei lavori: «L´incontro di oggi serve ad estrapolare le priorità contenute nel piano, ma se dal seminario di oggi non usciranno indicazioni chiare rispetto all´impegno economico del governo e prime risposte ai territori, è evidente che tutto il lavoro svolto finora perde del tutto di credibilità e non vedo ragioni per continuare a spendere energie per partecipare ad incontri e riunioni».



SICILIANI CON ORGOGLIO

Fino a pochi giorni fa credevo ad una storiella, vecchia 150 anni, ma ora la ragione inverte i termini delle mie convinzioni.
Ho un ricordo che mi conduce alle prime classi della scuola elementare, quando solerti insegnanti incitavano le giovanissime menti a batter le mani a Garibaldi liberatore, ai sovrani piemontesi che avevano unificato l’Italia, e a tutti gli altri illustri personaggi (Crispi in prima linea) che, considerati terroristi dai Borbone, furono poi eletti eroi dagli italiani.
Ma tant’è: viva l’Italia!
L’Italia completamente unificata con la prima grande guerra mondiale (o forse sarebbe più giusto dire: con la prima grande porcata mondiale).
Se l’Italia è “una e indivisibile”, come recita la Costituzione Italiana, molto si deve anche ai tanti, tantissimi meridionali morti sul Carso, in nome della nuova Patria.
Ma quanti sanno che il nuovo governo italiano tradì le aspettative dei Siciliani? Il popolo venne impoverito da nuove tasse. Fu, anche, ripristinata la tassa sul macinato e, per di più, con maggiore aggravio per i contadini. Fu istituita la coscrizione, che imponeva ai giovani isolani il servizio militare obbligatorio per tre anni, con grande nocumento per l’agricoltura che vedeva impegnati gli uomini. Molti tentarono di fuggire, ma la reazione dei Piemontesi contro i renitenti di leva fu violenta. Resta memorabile la ferocia con la quale il Tenente Dupuy, nottetempo, intese punire una famiglia delle Petralie, che lo aveva invitato a ripassare l’indomani, incendiando la loro casa, sterminando così l’intera famiglia, compresa una donna incinta.
La generale insoddisfazione per quel nuovo governo, che sottopose l’Isola ad amministrazione straordinaria militare con a capo funzionari settentrionali che arrivarono copiosi come in una terra di conquista, e che considerarono i Siciliani barbari da civilizzare, fu terreno fertile per l’affermarsi del brigantaggio.
Il malcontento sfociò nella rivolta repubblicana di Palermo del 15 settembre 1866, battezzata “la rivolta del sette e mezzo”. Per sette giorni Palermo rimase in mano degli insorti, fino a quando la Marina italiana bombardò la città. Venne proclamato lo stato d’assedio e furono istituiti i Tribunali militari, i cui eccessi di violenza non furono inferiori a quelli borbonici.
Grande momento di lotta sociale fu quello dei Fasci dei lavoratori che, fin dal 1890, con i suoi 200.000 associati, propugnava una politica sociale più equa. Erano contadini, zolfatari, gente umile. Le loro sommosse furono sedate nel sangue, grazie alla rigorosa politica di Francesco Crispi, divenuto ministro. Molti sindacalisti furono bersaglio del fuoco delle lupare i cui mandanti, oltre che i mafiosi, erano anche i ricchi proprietari terrieri.
La connivenza tra potere istituzionale e mafia è alla base di criminale arroganza sociale espressa con solo con la repressione del movimento dei Fasci e l’uccisione dei rivoltosi, ma anche con omicidi eccellenti che, per tradizione secolare, resteranno impuniti.
L’enorme disparità tra il settentrione, dove venivano incentivati gli investimenti industriali, e la politica colonialistica operata nei confronti del meridione, diede vita alla secolare questione meridionale.
Una “questione” che non è solo economica, ma che è anche culturale. Anche oggi esiste un settentrione che, forte della sua economia, si sente in grado di giudicare e condannare, e una buona fetta di Sud che, costretto dalla fame e dal bisogno, china la testa ai dominatori di turno e che, talvolta, priva di dignità, innalza ponti d’oro a chi sa dispensare sogni che, come la Storia insegna, rimarranno nella quasi totalità irrealizzati.
E allora in questa Italia “una e indivisibile” può capitare che se succede un disastro in qualsiasi parte del territorio, che non sia il Sud, allora noi italiani, buoni di cuore e di animo, ci facciamo carico di campagne di solidarietà che vanno dalla raccolta fondi al sostegno più ampio, ma se la disgrazia capita al Sud, allora cambia lo scenario.
Ed ecco che politici, opinionisti, funzionari di Stato e gente comune, fagocitata da gran parte dei mezzi di informazione televisiva, sono tutti lì, schierati sul piedistallo della “Onnipotenza”, pronti a sparare cazzate.
“La colpa del disastro di Messina di chi è?” E’ la domanda più frequente. E allora ecco che gli “addetti ai lavori” ci danno una risposta che solleva i politici autori di leggi “contro la natura”, protezione civile, e chiunque avrebbe avuto il dovere istituzionale di controllare e risolvere i problemi territoriali, con una risposta “salva tutti!”: la colpa è dei siciliani che hanno costruito abusivamente!
E’ questo il forte messaggio che investe i miei corregionali con una furiosa carica di fango, e non solo quello venuto giù dalla collina.
Sono così colpevoli che per avere la proclamazione di “lutto nazionale” occorre una protesta degli isolani e sono solo in pochi gli italiani che si sentono in dovere di approfondire la verità e di “sbracciarsi”.
Vorrei tanto ritornare ad agitare le mie mani e riapplaudire a quell’articolo 5 della Costituzione della Repubblica Italiana, ma ora sono cresciuta e mi riesce difficile credere alle favole.
Sara Favarò

 
 


Il virus Ebola a Torino?

 

 

Spargere allarmismo non rientra nelle nostre corde, tanto meno in materia di pandemie, influenzali o meno, in merito alle quali preferiamo "fare i pompieri" anziché portare acqua ai profitti di Big Pharma.
 
Il caso in oggetto però ci ha incuriosito oltremisura, per l’evidente sproporzione fra i mezzi messi in campo per affrontare l’emergenza e l’assoluta serenità ostentata dalle fonti sanitarie e dagli esperti.

virus Ebola Un cittadino senegalese di 44 anni residente a Torino, tornato da un paio di giorni da un viaggio in madrepatria, inizia ad accusare strani sintomi quali dolori muscolari, febbre alta e vomito. Dal momento che i sintomi non accennano a diminuire, mercoledì 7 ottobre decide di recarsi in pronto soccorso e viene immediatamente ricoverato presso l’ospedale Amedeo di Savoia, specializzato in malattie infettive, dove gli viene diagnosticata, secondo le parole del direttore sanitario Paolo Mussano, una febbre emorragica di natura sconosciuta.
Le due persone che condividono l’appartamento con lui vengono contattate e messe sotto osservazione, così come sotto osservazione vengono messi tutti i medici e gli infermieri che sono venuti a contatto con il paziente. L’appartamento in cui viveva viene ispezionato dal personale della Asl che riferisce di averlo trovato in buone condizioni igieniche.
 
Sabato pomeriggio viene presa improvvisamente la decisione di trasferire il paziente da Torino all’ospedale Spallanzani di Roma, uno dei pochi centri europei che disponga di laboratori virologici di grado P4, in grado di garantire il massimo livello d’isolamento e disponga di personale in grado di manipolare virus a rapida diffusione e pericolosi come l'Ebola.
Il trasferimento dell’ammalato, predisposto dalla prefettura di Torino, con la collaborazione di un’unità di isolamento aerodinamico del servizio sanitario dell'Aeronautica Militare, non lascia molto spazio alla serenità e sembra ricalcare gli “effetti speciali” di molti film di fantascienza imperniati su virus e pandemie. Il cittadino senegalese viene infatti trasportato all’aeroporto di Caselle per mezzo di un’ambulanza scortata dalla polizia e dai vigili del fuoco. Quindi viene imbarcato su uno speciale C130, all’interno di una barella chiusa per l'aviotrasporto isolato di pazienti infettivi o contaminati da agenti biologici, che garantisce il perfetto isolamento dall’ambiente esterno. Durante il viaggio lo assistono in nove, fra militari, ufficiali medici e infermieri addestrati a questo tipo di emergenze
All’arrivo nella capitale il malato viene prelevato da una ambulanza dell'unità speciale di bioprotezione dell'ospedale Spallanzani, mentre all’interno della struttura ospedaliera sono già scattate le procedure di massima sicurezza per il suo ricovero. Una volta in ospedale il senegalese viene messo in isolamento all’interno di una camera sterile a pressione negativa, dove sarà sottoposto ai prelievi e agli esami molecolari che dovrebbero chiarire l’esatta natura dell’infezione, dando importanti indicazioni tanto per le cure da adottare, quanto per le modalità con cui affrontare l’eventuale rischio del contagio.

Le fonti sanitarie si sono affrettate nel precisare che a Torino non esisterebbe alcun rischio di contagio, dal momento che i virus di questo tipo non si diffondono per via aerea, ma solamente in seguito a contatti stretti con il soggetto infetto, aventi per oggetto il contatto con materiali e liquidi organici del paziente. Il senegalese inoltre, dopo essere tornato dall’Africa dove vive la sua famiglia, si sarebbe sentito male quasi immediatamente e la malattia gli avrebbe impedito di frequentare altre persone (oltre ai suoi coinquilini) e di recarsi al lavoro.
Continua però a restare un mistero la ragione per cui, di fronte ad una patologia scarsamente contagiosa, il paziente sia stato trasferito a Roma con estrema urgenza, con uno spiegamento di forze assolutamente fuori dall’ordinario e precauzioni tali da lasciare supporre si stesse trasportando un soggetto affetto da una malattia di ferale pericolosità ed estremamente contagiosa. Ed ora sia ricoverato allo Spallanzani in una camera sterile super protetta, dove medici ed infermieri possono accedere solo equipaggiati con scafandri simili a quelle dei palombari, respirando dalle bombole ad ossigeno.
Impossibile non percepire che nella vicenda i conti non tornano e le autorità, forse, non ci stanno dicendo proprio tutta la verità.

di Marco Cedolin
 
 Il virus Ebola a Torino



MESSINA TRA CIFRE E MERDA

 

E...intanto a Messina si continua a scavare nella fanghiglia per trovare gli ultimi dispersi del violento nubifragio che ha colpito i comuni della provincia. Le cifre sono salite a: 24 il bilancio delle vittime con dispersi che si aggirano trai 35 e i 40, mentre sembrano circa 100 le persone ricoverate in ospedale. A fare il bilancio del disastroso nubifragio che si è abbattuto nel messinese è il sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, che nel corso di una conferenza stampa presso la prefettura a Messina dichiarava: <<...sono 1.100, facenti parte di più corpi, gli uomini impegnati nei soccorsi coordinati dalla Protezione civile nelle zone del disastro di Messina: pian piano, poi, ci sarà  un passaggio di competenze dal dipartimento nazionale alle strutture locali. Centocinquanta sono i mezzi dei vigili del fuoco, 35 quelli dell'esercito, 20 quelli dei volontari. A questi vanno aggiunti i mezzi delle imprese private. Al Centro operativo aereo della frazione di Santa Margherita, inoltre, ci sono una quindicina di elicotteri dei vigili del fuoco, marina militare e Corpo...>>


Tutto era già stato previsto, Vogliamo costruire nuovi ponti e nuove autostrade, ma non abbiamo strade sicure e non riusciamo a fare una manutenzione regolare di quelle esistenti, mancano i fondi tanto nelle grandi città 
  quanto nei piccoli comuni, mancano per cose marginali: riattare buche o riparare marciapiedi, ma così come è ormai noto, i fondi, mancano anche per le grandi emergenze per i terremotati dell'Aquila che, continuano a subire promesse, programmi, mentre la situazione non è ancora rientrata... che in Italia, che in Sicilia, non si andasse tanto per il sottile in tema di mafia del cemento, lo si era capito fin dagli anni di Lima e Ciancimino, oggi con la triste cronaca, in primo piano c'è la città di Messina, ma poteva accadere ovunque, Palermo, o qualsiasi altro luogo isolano, perché è grazie a enormi speculazioni edilizie, che secondo alcune stime di Legambiente, ancora oggi un edificio su dieci è illegale in Sicilia, quasi indistintamente così a Palermo, così a Catania, come Caltanissetta, o come bella Agrigento o  Siracusa. E' illegale perchè viene costruito senza alcuna vera valutazione ambientale (VIA), perchè i materiali usati non sono idonei per molteplici motivi...

Nell'articolo del Corriere.it di ieri è formidabile la conclusione di Felice Cavallaro e Alfio Sciacca "Così a Scaletta l’unico con le mani sporche di fango resta l’ingegnere Vincenzo Andò che, nella sua divisa da vigile del fuoco, incrocia Bertolaso, indica le ruspe al lavoro e l’ac­qua che irrompe: «Restituiamo al torrente il suo letto natura­le ». Ma forse se l’è ripreso da solo. Nel peggiore dei modi. " Nello stesso articolo sembra che "... la tesi vincente è che le carte sono in regola. Anche per il costruttore, Carmelo Pa­gliuca, ditta familiare, pure que­sta «padre e figlio», certo della «regolarità»: «Abbiamo solo de­molito un edificio che c'era pri­ma e l'abbiamo rifatto più bello». Lo capiscono che rischiano di passare per rozzi, incolti e in­teressati abusivisti sindaci, co­struttori e ingegneri di Scalet­ta. Ma si difendono, pur bistrat­tati da Guido Bertolaso. Rima­sto di stucco davanti al palaz­zotto accartocciato, a due passi dalla riva. Con gli inquilini che la mattina s'affacciavano sulla foce tappata. Come le due fami­glie di cui non c’è traccia, i Ru­scica e i Bonfiglio. Non si sa se stiano sotto o se la forza di quella potente colata di fango se li sia trascinati a mare. Stes­so drammatico interrogativo che tormenta Luisa Laganà, pa­dre e madre settantenni in­ghiottiti nel nulla. Echeggia an­cora la disperazione di un’ulti­ma telefonata dall’appartamento del primo piano: «Elena, il fi­nimondo, aiutaci, non riuscia­mo a usci...»." Corriere.it (04/10/2009)


Non servono accurate indagini, non servono più parole come <<eventi straordinari>>, perché sappiamo tutti bene che anche queste 24 vittime saranno un'altra tragica pagina di storia italiana, poi abituati come siamo, voltiamo pagina e andiamo avanti. Tanto non cambierà nulla. Voltiamo pagina, tanto nessuno si interrogherà sul perché quelle case erano in quel luogo? Inizieranno perizie di tecnici e controtecnici che verranno progressivamente abbandonate sotto montagne di polvere, seppellite tutto, ancora una volta: evidenze, resoconti, statistiche, procedimenti intanto i morti saranno sempre morti e anche in questo caso non ci sarà mai giustizia.


Tutto era già stato previsto. ma Il problema e che si parla di un'isola, avete presente che cos'è quest'isola? L'isola dell'esercito contro la mafia, l'isola del potere politico in armonia con l'economia di borsa, l'isola più vicina alle poltrone di Roma e al contempo la più distante, l'isola che c'è è li ed è una tragedia. Perché è come se non ci fosse, infatti è proprio qui in questa bella isola che sono state portate avanti battaglie proprio contro le case abusive nella magnifica Valle dei Templi, le più sfarzose costruzioni della mafia del cemento tra gli anni e'70 e '80. Risultati? Soltanto otto su seicento sono crollate sotto i colpi della dinamite, per non parlare di un milione di metri quadrati di cemento dichiarati abusivi sia dalla Cassazione che dal TAR, ma non parliamone, meglio non parlarne, anzi meglio non togliere l'attenzione dagli eventi, tanto che sia a Messina o che sia in provincia di Palermo è come se non fosse successo nulla. Non ci sono, non esistono. Però ci saranno ancora km e km di articoli, i soliti pennivendoli che venderanno come hanno venduto fino a ieri la nostra Sicilia, ma, attenzione nessun giornalista proprio nessuno parlerà del business vero: quello che in Abruzzo si chiama ricostruzione e qui in Sicilia sarà come sempre, rintracciabile tra le righe dei faraonici progetti di riqualificazione e valorizzazione territoriale, magari, in ottica turistica: tutto alla luce del sole, tutto legale, in Sicilia così come in tutta la nostra 'nazione', magari pure eurofinanziato, ma dietro a molteplici progetti verdi e approdi per diportisti ci sono i finanziamenti pubblici e le joint-venture tra pubblico e privato che porteranno il solito cemento con centri commerciali, alberghi, negozi e cantieri delle specie più disparate. 

Andiamo avanti, Vogliamo... vogliamo i Grattacieli a Milano a Torino.. Vogliamo i treni ad alta velocità... ma quelli dei cittadini comuni sono un disastro. Vogliamo installare le centrali nucleari e non riusciamo a gestire quello più semplice del ciclo rifiuti... intanto produciamo ... produciamo... e consumiamo pure! Creiamo, Voragini su voragini. Vogliamo! costruire nuove autostrade, nuovi Ponti e non abbiamo strade sicure, non riusciamo a fare una manutenzione regolare nelle grandi città nemmeno per coprire i costi delle agibilità di strutture essenziali: Scuole e Ospedali. Vogliamo ancora i treni superveloci, ma quelli dei pendolari sono inadeguati indegni di un Paese civile, e gli altri per lo più scomodi e sporchi.

Intanto ci sono le veline alla TV, e non ci pensiamo. Perchè noi Vogliamo le Grandi Opere, intanto, però la natura ci insegna puntualmente che in Italia ci sono ormai 'voragini' incolmabili. C'è pure chi pensa al Nucleare mentre in Italia non ci sono investimenti sul sociale, non ci sono 'reali investimenti' sulle energie alternative... in Italia c'è¨ solo tanta... tanta ... fanghiglia scura... nera.

In Italia c'è¨ troppa merda. Chiamiamola col suo nome merda!


 Fabio Visetti, 4/5 ottobre 2010. 
 


 la Repubblica.it

 

Messina, nel fango 22 morti e 40 dispersi
Berlusconi: "Avevamo previsto il disastro"
-Foto

LA DIRETTA. Contestati davanti alla Prefettura il ministro dei Trasporti Matteoli e il governatore Lombardo: "Assassini" (audio). Il premier, che ha sorvolato la zona in elicottero, entra da un ingresso laterale. La visita a una parte dei 564 sfollati: "Vi daremo le case come in Abruzzo. Sospenderemo tasse e mutui". Poi spiega: "Avevamo dato anche l'allarme, ma la pioggia è stata più intensa del previsto". E' già ripartito. Lombardo commissario. Individuati altri corpi
ESCLUSIVO LE FOTO DELL'ALLUVIONE DEL 2007 / Il giorno dopo - DALL'ALTO





Borsellino: "Il Ponte sullo Stretto non serve"

Rita Borsellino, deputato del Parlamento europeo, ha detto: "Quanto accaduto a Messina e le emergenze che si registrano in altre aree dell'Isola, dimostrano che la Sicilia non ha bisogno del Ponte sullo Stretto"

 




GRAZIE COBAS

 
Basta con i sindacalisti prezzolati
 




Torino la Repubblica.it

 

 
 

Thyssen: nel mirino i servizi di sicurezza

Un dipendente racocnta come le riunioni sulla sicurezza non entrassero nello specifico. Tagli alle azinede fornitrici
 
"Spesso nelle riunioni sulla sicurezza non entravamo nello specifico, firmavamo soltanto il foglio di presenza perchè ci dicevamo che tanto le cose le sapevamo". E' quanto ha riferito nella sua deposizione uno degli operai chiamati come testimoni questa mattina nella nuova udienza per il rogo alla ThyssenKrupp di Torino, costato la vita a sette lavoratori.

Rispondendo alle domande dei pm l'operaio ha spiegato che "per spegnere gli incendi non avevamo strumenti di protezione individuale, guanti o tute antincendio che io sappia erano in magazzino, non nei reparti". Il testimone ha anche ricordato di una visita di alcuni colleghi degli stabilimenti tedeschi "che ci avevano fatto capire -ha raccontato- che da loro era diverso, c'era più attenzione alla pulizia, erano più rigidi".
Il testimone ha quindi elencato una serie di problematiche che lui aveva notato nello stabilimento in cui lavorava. "Gli aspiratori non erano sufficientemente potenti -ha detto- le campate erano piene di fumo, c'era il pericolo di caduta vetri, il tetto era bucato, c'erano cavi scoperti e fogli e carta dappertutto.
Sono stato in cassa integrazione nell'estate 2007 e quando a settembre sono rientrato mi sono accorto che mancava parecchia gente che tanti andavano in altri reparti senza sapere dove mettere le mani".


Prima di lui avevano testimoniato un altro operaio che ha detto di non aver "mai visto il piano d'emerganza" e che quando dovevano esserci controlli "lo sapevamo un paio di giorni prima e allora si puliva tutto" e che "dove lavoravo io molte volte capitava che delle porte che dovevano essere chiuse si rompevano e si lavorava lo stesso finchè non venivano aggiustate", e uno dei capiturno che tre giorni prima dell'incendio era stato nominato capoturno addetto all'emergenza. Nella sua deposizione ha spiegato di non aver "mai partecipato a esercitazioni sulla gestione d'emergenza" e che quando era stato nominato capoturno addetto all'emergenza "ci è stato comunicato in una riunione in cui ci hanno dato solo istruzioni teoriche".


 

A proposito dei corsi antincendio un altro operaio chiamato a testimoniare questa mattina ha raccontato che "dovevo partecipare a un corso ma mi stavo separando e non sono potuto andare e di conseguenza non l'ho mai più fatto".


Nel corso dell'udienza si è anche parlato della riduzione di spesa da parte dell'azienda per i servizi di pulizia e per il sistema antincendio.

ROGO THYSSEN: FINANZIERE, NEL 2007 CALATE ORE PULIZIE E SPESE MANUTENZIONE ESTINTORI =

Torino, 5 mag. - (Adnkronos) - Nel corso del 2007 alla Thyssen Krupp c'era stato "un crollo di ore di pulizie e di manutenzione degli estintori". E' quanto ha messo in evidenza, nella sua deposizione in Aula, un luogotenente della Guardia di finanza che, dopo l'incendio, aveva partecipato alle verifiche in due aziende che avevano appalti con la Thyssen Krupp per lo stabilimento di Torino, in particolare la ditta di pulizie civili e industriali e quella che si occupava dell'antincendio dal punto di vista della manutenzione.

A proposito di quest'ultima il militare delle Fiamme Gialle ha spiegato che "dal 2002 al 2006 c'era stato un fatturato costante nei confronti della Thyssen Krupp di circa 150 mila euro l'anno, mentre nel 2007 era calato a 119 mila euro il che significa che le spese dell'azienda per questo tipo di manutenzione erano state decurtate.
Abbiamo notato -ha aggiunto- molteplici ricariche di estintori nel corso degli anni, soprattutto di quelli da 45 chili ma queste ultime da luglio 2007 sono praticamente sparite. Sono anche crollate le ricariche dei serbatoi di anidride carbonica passate dai 36.400 chili ricaricati nel 2006 agli 8.150 chili del 2007".

 


 

Processo Eternit, la Spoon River dei morti d'amianto

Seconda udienza al processo per i morti negli stabilimenti italiani. Continua la costituzione delle parti civili. Fissato il calendario delle udienze
di Davide Banfo e Lorenza Pleuteri
 
Seconda udienza al processo Eternit. Continua la costituzione delle parti civili relative alle vittime dalla lettera M alla Z. Il clima attorno al Palagiusatizia è di grande compostezza e all'esterno non c'è il presidio di martedì. In aula si sono però presentati a sorpresa molti familiari di altre vittime di mesotelioma pleurico che avevano lavorato in altre aziende. Ognuno racconta una storia tragica e dolorosa. E' la Spoon river dei morti d'amianto che chiedono giustizia.

Toccante la testimonianza di un ex operaio di un'azienda del torinese, chiusa nel '97, che a dieci anni dalla pensione si e' ammalato di mesotelioma. "Mi è stato asportato il polmone sinistro -racconta davanti all'aula - e dopo due anni e mezzo il tumore è ritornato e ora sono in chemioterapia. Nella mia azienda si lavorano le resine e i medici mi hanno detto che c'era polvere d'amianto, cosa che non ho mai saputo. Sono venuto qua -conclude - perchè finora non mi sono mai rivolto ad un avvocato ma adesso che mi sono di nuovo ammalato la vicenda del processo Eternit mi ha convinto a farlo".
 

Ad accompagnare i familiari dello stabilimento di Casale Monferrato ci sono Nicola Pondrano, segretario della locale camera del lavoro ed ex dipendente Eternit, e Bruno Pesce, il numero uno dell'associazione di tutela delle vittime. "Anche se non ci sarà una sentenza esemplare - ha detto quest'ultimo - l'indagine ha dato un contributo formidabile e ha fatto conoscere al mondo intero la portata del problema. Ci sono paesi civilissimi come il Canada che ancora oggi continuano ad estrarre amianto e ad esportarlo in casa d'altri. India e Cina sono i maggiori importatori d'amianto: pensate, in prospettiva, vista la loro popolazione, cosa potrà succedere".

Il processo vede sul banco degli imputati gli ex vertici della multinazionale, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 61 anni, e il barone belga Jean Louis De Cartier, 88 anni: il pm Raffaele Guariniello, secondo cui sarà "un processo giusto sia per le vittime che per gli imputati", contesta il disastro doloso. Tra ammalati e deceduti ci sono 2.889 parti lese: lavoratori degli stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli), i loro familiari, i loro concittadini che abitavano vicino alle fabbriche e respiravano le fibre.



In tarda mattinata, conluse le operazioni di costituzione di parte civile, l'udienza è stata aggiornata al 22-23 aprile, quando saramno discusse le eccezioni della difesa.

(08 aprile 2009)

 

Thyssen, consulenti della difesa: "La linea 5 non era obsoleta"

 
Con l'audizione dei consulenti della difesa è ripreso stamani il processo per il rogo alla ThyssenKrupp. Gli ingegneri Di Gironimo e Queto, avvalendosi di fotografie e ricostruzioni digitali, hanno spiegato il funzionamento della linea 5 dell'acciaieria, quella su cui il 6 dicembre 2007 si sviluppò l'incendio che uccise sette operai.

L'impianto, installato nel 1990, per gli esperti, nonostante i 17 anni di lavorazione a ciclo continuo 24 ore su 24 "non era obsoleto", tanto che, dopo la programmata chiusura dello stabilimento torinese, doveva essere portato a Terni.

Bastava schiacciare un pulsante anzichè un altro e l'incendio non avrebbe causato la morte di sette operai. Così è intervenuto in Corte d'Assise l'ingegner Vittorio Betta, docente all'università di Napoli, come consulente della difesa. Il professore, che ha fornito una ricostruzione del fatto su cui le parti civili nutrono comunque diversi dubbi, ha spiegato che uno dei lavoratori, quando si accorse del primo focolaio, premette il pulsante di arresto della sezione di ingresso della linea: "Ma se avesse schiacciato quello della fermata di emergenza, a soli venti centimetri di distanza sulla plafoniera, non sarebbe accaduto più nulla". In sostanza si sarebbe bloccato il flusso d'olio idraulico e il grande calore non avrebbe determinato l'esplosione della pompa. Per l'esperto a causare il focolaio furono le scintille generate a causa di una non perfetta imboccatura della lunga lamiera all'inizio della linea di scorrimento.

Il dilungarsi dei due periti sui dettagli del funzionamento della linea ha suscitato malumore, insofferenza e commenti negativi fra i parenti delle vittime, fuori dall'aula: "Fanno vedere come la linea avrebbe dovuto funzionare, ma non fanno vedere le condizioni in cui i nostri ragazzi erano costretti a lavorare. Ora se ne andranno in vacanza per Pasqua, le udienze non riprenderanno prima di due settimane. Quando usciranno augureremo alle difese buona Pasqua: loro potranno godersela"
(07 aprile 2009)

 

 
 

"Soci di Chrysler? Per noi cambia poco"

Scettici gli operai di Mirafiori all'annuncio dell'accordo tra la Fiat e la casa automobilistica americana
di Emilio Vettori
 
Ai cancelli di Mirafiori la notizia dell’accordo con Chrysler non accende i cuori. La maggior parte delle tute blu mentre di prepara per il turno di notte non nasconde perplessità sui vantaggi che potrebbero venire a Torino. Gli operai di Mirafiori, lo stabilimento più grande della Fiat, sono scettici e ne spiegano le ragioni: i problemi, per loro, sono il reddito e l’occupazione e, su entrambi i fronti, “quell’intesa non avrà alcun effetto”. E’ questo il sentimento dominante alla porta 2, l’ingresso ai reparti produttivi dello stabilimento torinese. Al cambio turno sono in pochi a voler parlare. Quelli che si fermano rimangono pochi minuti. Il tempo di dire “vederemo come andrà, ma per noi operai non cambierà niente”. Sono in molti a pensarla così. Nicola Cipriano, ad esempio, lavora alle Correzzerie di Mirafiori da 21 anni: “E’ un bell’affare – dice ma solo per i dirigenti di Fiat e di Chrysler. Per gli operai di Torino non cambierà niente. Rimarremo con mille euro al mese quando va bene”.

Un’opinione condivisa anche dal segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo: “l’intesa non cambia molto per l’Italia e per i lavoratori. E’ un’opportunità per la Fiat, ma bisogna verificare se le condizioni poste dall’amministrazione americana siano più impegnative di quanto il Lingotto avesse immaginato. Non bisogna sottrarre risorse agli investimenti in Italia e in Europa”. Le opportunità le vede Roberto Di Maulo, numero uno della Fismic, secondo il quale “l’alleanza fornità nel breve periodo opportunità di lavoro agli stabilimenti italiani perché l’Alfa andrà sul mercato Usa”. Qualcuno ai cancelli è più ottimista. Rocco Moscato, operaio addetto al montaggio da 29 anni. “Sono passato attraverso tutte le crisi, a cominciare da quella del 1980. L’accordo con la Chrysler? Se va a finire come con General Motors serve a poco. Se invece a Mirafiori arrivasse un nuovo modello, anche marchiato Chrysler, allora le cose potrebbero cambiare. Del resto la Fiat produce in Polonia più auto che in Italia. Con questo ho detto tutto”.


Chi è soddisfatta, soprattutto delle parole di elogio di Obama per il team della Fiat è Mercedes Bresso: “Il presidente Obama ha parlato di mezzi ecologici, sempre più ecologici come quelli prodotti nel nostro Paese. E’ la conferma del fatto che la sfida per la mobilità sostenibile, così come quella per le energie alternative, sono una delle chiavi essenziali per uscire dalla crisi con slancio. Chi sarà all’avanguardia in questi settori nei prossimi anni chi saprà investire in tecnologia e innovazione, potrà trainare l’economia del prossimo secolo. Una sfida, quindi, essenziale per la nostra economia”. Ed anche “una grande soddisfazione – conclude – per il Piemonte, che da quattro anni lavora a fondo sulle tecnologia sostenibili a 360 gradi, e per le nostre aziende che sono forti in questi settori”.

31 marzo 2009
 

Processo Thyssen, un teste
"Degrado dopo annuncio chiusura"

E' ripreso stamane il processo per l'incendio che il 6 dicembre 2007 uccise sette operai. Massimiliano Bianco, capoturno della manutenzione e del pronto intervento fino alle dimissioni, rassegnate nel giugno del 2007, ha affermato in udienza che le condizioni dello stabilimento torinese, dopo l'annuncio della chiusura, attraversava uno stato di "degrado"
Thyssen
 
Thyssen
Dopo l'annuncio della chiusura dello stabilimento di Torino della Thyssenkrupp "ci fu un rilassamento generale: il degrado cominciò nel mio ultimo mese di lavoro in azienda": ad affermarlo, all'udienza di oggi del processo per l'incendio che il 6 dicembre 2007 uccise sette operai, è stato Massimiliano Bianco, capoturno della manutenzione e del pronto intervento fino alle dimissioni, rassegnate nel giugno del 2007. "Anche i miei ragazzi - ha aggiunto - avevano meno grinta nell'affrontare i problemi". Bianco, rispondendo alle domande dei pm, si è soffermato sulle procedure di intervento in caso di guasti o di incendi, e ha raccontato che Cosimo Cafueri, dirigente dello stabilimento torinese della multinazionale dell'acciaio, "non voleva eroi". Cafueri è uno dei sei imputati: è sotto accusa per non aver segnalato ai vertici la necessità di migliorare le condizioni di sicurezza.


Drammatica la seconda testimonianza ascoltata al processo: "Ebbi un incidente sul lavoro e fui trasferito per dispetto: 'ti fai male in continuazione', mi dissero": a raccontarlo è stato l' operaio Antonio Aprile, che per anni è stato ispettore di manutenzione della linea (la numero 5) che il 6 dicembre 2007 andò a fuoco uccidendo sette operai.
Aprile ha spiegato che nel dicembre del 2006, durante un intervento per risolvere un problema sulla linea, un collega cadde in una vasca d'acqua bollente: lui cercò di soccorrerlo ma si ustionò, cadde a sua volta e ruzzolò anche un terzo collega. "Al mio posto di ispettore - ha detto - misero un ragazzo che fino al giorno prima preparava i cilindri per i laminatoi".
L'operaio, che già nel 1998 era rimasto ferito a un occhio per un incidente, ha riferito che si era lamentato più volte con i suoi capi per problemi di sicurezza. Ha anche detto che due o tre giorni prima delle ispezioni di Asl e Arpa lui e i colleghi venivano avvertiti in modo che "sistemassero la linea 5". A volte "si dava pure una tinteggiatura a pareti e ringhiere per rendere il posto più bello", soprattutto se veniva l'ad Herald Espenhahn (ora imputato di omicidio volontario).   



Con l'audizione del teste Giuseppe Perseo, ex capoturno manutenzione alla Thyssen, si è conclusa l'udienza odierna. Il processo riprenderà il 25 marzo, quando in aula sarà proiettato un video realizzato da due consulenti della Procura di Torino, in cui viene ricostruito l'incendio che divampò alla linea 5. Il filmato è stato realizzato proprio perchè la presidente della Corte d'Assise, Maria Iannibelli, già nelle scorse udienze, aveva richiesto delucidazioni in merito al funzionamento della linea e dei numerosi termini tecnici usati dai testimoni ascoltati. 

19 marzo 2009



 

Thyssen, un operaio "Spegnevamo noi gli incendi"

E' stato aggiornato al 19 marzo il processo per il il rogo alla Thyssenkrupp del 6 dicembre 2007, costato la vita a sette operai della multinazionale dell'acciaio. Oggi, in aula, la testimonianza di Giuseppe Caravelli, capoturno della manutenzione è stata interrotta dall'attivazione della sirena antincendio del palazzo di giustizia
Giuseppe Caravelli durante la deposizione
 
Giuseppe Caravelli durante la deposizione
17 marzo 2009 - L'attivazione di una sirena antincendio del Palazzo di Giustizia di Torino ha fatto sospendere l'udienza del processo per l'incendio alla Thyssenkrupp del 6 dicembre 2007, costato la vita a sette operai della multinazionale dell'acciaio. E' accaduto durante l'interrogatorio di un testimone, il capoturno della manutenzione Roberto Chiarolla, le cui risposte, alla scorsa udienza, avevano fatto sorgere le perplessità dei pubblici ministeri e degli avvocati di parte civile per "le numerose contraddizioni" rispetto a quanto aveva dichiarato durante le indagini preliminari. L'allarme, dal suono piuttosto forte, e' risuonato nel corridoio dei sotterranei a pochi metri dalla maxi aula in cui si celebra il processo. La presidente della Corte, Maria Iannibelli, visto che la sirena non si spegneva ha deciso di sospendere i lavori. Secondo quanto si e' potuto ricostruire, una guardia giurata ha aperto una delle porte (sigillate) dell'uscita di sicurezza per ''un controllo''. Poi il processo è ripreso con la deposizione di di Rocco Morano, uno degli operai, ex addetto alla linea 5. "Quando nel luglio 2007 si sviluppò un grosso incendio nello stabilimento torinese della Thyssen Krupp "intervenimmo noi a spegnerlo con le manichette e alla fine fummo rimproverati da Salerno che ci disse: 'complimenti siete riusciti a bruciare tutto'" ha raccontato Morano. A proposito delle condizioni generali alla linea 5, quella coinvolta nell'incendio mortale, l'operaio ha detto che "già di suo come ambiente non era un campo di fiori, era molto cupo, poi c'erano perdite d'olio a valanga e se prima c'era una ditta che veniva tutti i giorni a fare le pulizie, poi di colpo è sparita e le pulizie le facevamo noi".

A proposito degli incendi Morano ha osservato che avvenivano "spesso, da un minimo di 1 a settimana a un massimo di 1 al giorno e intervenivamo noi. Io però -ha aggiunto rispondendo ad una domanda del pm- non ho mai fatto corsi anticendio". Nella sua testimonianza l'operaio ha poi dichiarato che "capitava che segnalassimo delle necessità e che i lavori non venissero fatti", e a proposito delle riunioni periodiche di sicurezza ha detto che "se vogliamo chiamare riunioni di sicurezza incontri di un quarto d'ora o mezz'ora fatti, con l'impianto che gira e con un capoturno non formato specificamente, allora possiamo dire che le riunioni di sicurezza le facevamo".

Il testimone, che ha precisato che nello stabilimento in cui era stato lui in Germania "era un altro mondo, senza carta bruciata e olio dappertutto", è poi stato chiamato dal pm a rispondere ad una domanda sulla presenza di televisori nello stabilimento torinese, in particolare nell'area del pulpito. "Non so se funzionavano -ha risposto- nella mia squadra non ce l'avevamo". Prima di lui aveva testimoniato un altro lavoratore, l'ex capoturno Roberto Chiarolla che, alla domanda su che cosa si intendesse per 'incendio di palese gravita ha risposto: "Nessuno mi aveva spiegato cosa volesse dire, era una valutazione soggettiva".

L'udienza è stata aggiornata al 19 marzo.


 

 


 

Incendio Thyssen, dubbi del Pm sulla testimonianza di Caravelli

Ripreso il processo per il rogo alla Thyssenkrupp del 6 dicembre 2007, costato la vita a sette operai della multinazionale dell'acciaio. In aula la testimonianza di Giuseppe Caravelli, capoturno della manutenzione. La pm Francesca Traverso ha esordito rilevando "le numerose contraddizioni" rispetto a quanto aveva dichiarato durante le indagini preliminari
Giuseppe Caravelli durante la deposizione
 
Giuseppe Caravelli durante la deposizione
TORINO - 17 marzo 2009 - Con l'interrogatorio di un testimone su cui i pm nutrono dei dubbi, è ripreso questa mattina a Torino il processo per l'incendio alla Thyssenkrupp del 6 dicembre 2007, costato la vita a sette operai della multinazionale dell'acciaio.

Il testimone è Giuseppe Caravelli, capoturno della manutenzione (dimissionario da poche settimane al momento del rogo), le cui risposte, alla scorsa udienza, avevano fatto sorgere le perplessità dei pubblici ministeri e degli avvocati di parte civile per "le numerose contraddizioni" rispetto a quanto aveva dichiarato durante le indagini preliminari.

La pm Francesca Traverso, oggi, ha esordito mostrandogli su uno schermo la riproduzione del verbale che aveva firmato l'1 febbraio 2008. L'avvocato Ezio Audisio, del pool difensivo, ha subito sollevato un'obiezione sul modo in cui il magistrato ha iniziato l'interrogatorio.




 

Accuse dall'operaio sindacalista
"La Thyssen non faceva manutenzione"

Nona udienza al processo Thyssen segnata dalle testimonianze di due ex dipendenti. Un sindacalista accusa l'azienda di aver risparmiato sulla manutenzione, un operaio racconta di non riuscire più a lavorare per il trauma: "Mi hanno anche sospeso la cassa"
di Sara Martinenghi, Davide Banfo e Andrea Magrini
Salvatore Pappalardo, operaio presente al rogo
 
Salvatore Pappalardo, operaio presente al rogo

TORINO - 11 marzo 2009 - Nona udienza in Corte d'Assise del processo per il rogo della ThyssenKrupp in cui morirono sette operai nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007. In aula hanno deposto Salvatore Pappalardo e Giovanni Pignalosa, i due operai prensenti al momento della tragedia.

Drammatiche e toccanti le parole di Pappalardo, che ancora oggi assume farmaci per i disturbi di tipo psicologico "Ancora oggi vedo Bruno (uno degli operai morti) a braccia aperte che mi corre incontro. E' il mio incubo". "Dopo l'incidente passavo le notti senza dormire: vegliavo le bambine. Ma a Natale mi viene paura: non faccio nemmeno l'albero, le luci mi ricordano quello che è successo". "Ho seguito un corso professionale ma quando si è trattato di scendere in fabbrica per la prova pratica sono stato male e mi hanno ricoverato in psichiatria. Così ho smesso di seguire le lezioni e mi hanno bloccato la cassa integrazione: l'ultimo mese ho percepito 26 euro. Ho una moglie e tre figli".

L'operaio ha raccontato di essere stato per un periodo in Germania, nello stabilimento Thyssen di Krefeld, e di averlo trovato "così pulito ed in ordine che ci volevamo trasferire. Una volta la settimana fermavano l'impianto e lo pulivano e quando sono rientrato a Torino ho provato a proporre di fare anche da noi come in Germania e ho proposto queste idee fra gli altri anche al direttore di stabilimento". Pappalardo, durante la deposizione, si è commosso più volte, tanto che la presidente della corte, Maria Iannibelli, ha disposto una sospensione dell'udienza.


L'altro operaio, Giovanni Pignalosa, sindacalista, ha poi raccontato i terribili momenti dell'incendio e cosa gli disse uno dei sette colleghi coinvolti e deceduti, poi, per le ustioni riportate: "Il capoturno Rocco Marzo aveva il
corpo ustionato, sembrava bollito, ma non faceva che ripetere di avvertire i suoi familiari senza spaventarli". "Ero in un altro reparto, un operaio mi disse che era scoppiata la linea 5 e che erano morti tutti. Sulle prime pensai a uno scherzo, poi mi accorsi che aveva il viso sconvolto e corsi all'impianto". Dopo vidi altri due operai ustionati che barcollavano, poi Antonio Boccuzzi, il sopravvissuto: era in stato di choc. Gridava che c'era ancora Antonio Schiavone tra le fiamme e fece anche il gesto di volerlo tirare fuori. Lo feci allontanare". Poi ho visto Angelo Laurino, a terra, in condizioni tali che sembrava un bimbo appena nato".


Pignalosa ha anche parlato dei problemi di manutenzione dello stabilimento. "Tra il 1995 e 2005 - ha spiegato - la manutenzione era programmata, poi si fece solo su richiesta: diventò un

 
se qualcuno se la sente di commentare...
IL BLOG DI STEFANO MONTANARI - lunedì 18 febbraio 2008

Stavolta non credo ci sia bisogno di scrivere un post intero. Per quanto possa sembrare impossibile, le tre immagini che seguono sono la riproduzione fotografica di un documento reale firmato dall’assessore all’ambiente del Comune di Torino. Se gli hanno dato il voto, i torinesi si meritano questo.

 

Beppe Grillo

Nerone Prodi e le ecoballe

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Nerone Prodi ha deciso che SETTEMILIONIDITONNELLATE di “ecoballe” devono essere bruciate nel termodistruttore di Acerra. Nessuno sa con certezza cosa c’è nelle “ecoballe”. Sono state sigillate senza verificare il contenuto. Possono contenere qualunque cosa. Rifiuti tossici, medicinali scaduti, scorie radioattive. Bruciarle vuol dire accelerare la condanna a morte delle persone che vivono nel territorio di Acerra e in quelli vicini. Infatti, la zona è già chiamata “Triangolo della morte” per la diffusione dei tumori. Morto in più, morto in meno che differenza fa? E’ un calcolo politico e anche economico. Se i campani non si lamentano muoiono e se muoiono non si lamentano più. Si scrive Nerone Prodi si legge Impregilo. Le donne di Giugliano si danno fuoco per disperazione e il vicerè Bassolino è ancora lì.
Pubblico una lettera di Alex Zanotelli.

 

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La termodistruzione dei diritti fondamentali.

”E´ con orrore che apprendiamo della decisione del Presidente del Consiglio Romano Prodi sulle ecoballe della Campania: almeno 7 milioni di tonnellate (che di eco non hanno nulla, ma sono solo rifiuti tal quali), accatastate in buona parte a Giugliano. Si tratta dell´ordinanza n. 3657 del 20 febbraio 2008: “Disposizioni urgenti per fronteggiare l´emergenza nel settore dei rifiuti nella regione Campania”. La disposizione che lascia più stupefatti è quella contenuta nell´art.4 : “Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato di emergenza, in particolare per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell´impianto di termodistruzione di Acerra è autorizzato il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai codici Cer 191212 ,190501 e 190503 (rispettivamente le ecoballe campane, la frazione organica non stabilizzata, ossia l’ex fos, e il compost fuori specifica) presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti già fissati nel provvedimento di autorizzazione. Ciò vuol dire che le ecoballe di rifiuti prodotti dai Cdr campani , che non rispondono ai requisiti richiesti dalla normativa, potranno essere bruciate nell’inceneritore di Acerra.(Una realtà, questa di Acerra, che per la prima volta il governo chiama TERMODISTRUZIONE!)
Questa decisione , che è contraria al diritto comunitario e alla giurisprudenza ordinaria e contabile, è di una gravità estrema.
Come mai, a governo scaduto, Prodi emana questa nefasta ordinanza a breve distanza da un´altra altrettanto grave che reintroduceva, in barba alle decisioni del Parlamento, il CIP/6 per i tre nuovi inceneritori della Campania?
E’ evidente che alla base di tale provvedimento vi siano logiche finanziarie e contrattuali, perché consentirà agli aspiranti gestori dell´impianto di Acerra di tenere in piedi la tariffa, rendendo più appetibile la partecipazione alla gara. Dal punto di vista finanziario, l´impianto di Acerra si sosterrà, oltre che con i contributi CIP/6, con i rifiuti semplicemente triturati, compattati, selezionati, piuttosto che con Cdr di qualità o con Cdr semplici. L’obiettivo sarà quello di non fare andare deserta la gara, triturando così i diritti dei cittadini, andando a minare il bene sacro dell’umanità: la vita stessa.
Questa ordinanza che permetterebbe all’inceneritore di Acerra di bruciare rifiuti tal quali in un territorio, che è già chiamato il Triangolo della morte, è un crimine contro l’umanità perché comprometterebbe la salute dei cittadini, già gravemente minata. A questa logica del profitto noi diciamo no, perché antepone gli interessi di POCHI alla salute di tutti.
Chiediamo che questa ordinanza venga immediatamente ritirata. Siamo pronti ad impugnarla davanti alle corti europee e nazionali.
In questo momento di campagna elettorale, chiediamo a tutti i candidati premier di esprimersi su questa ordinanza di vitale importanza. E´ questione di vita o di morte per tutti.” Alex Zanotelli, Gerardo Marotta, Alberto Lucarelli, Guido Donadone, Raffaele Raimondi, Ugo Mattei 
 

Leggi tutti i post della "Casta dei giornali"
 

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CONSIGLI UTILI
Gruppo Anarchico Rivoluzio Gilioli

Si è costituito a Modena il Gruppo Anarchico “Rivoluzio Gilioli” con sede in via S. Agata 10 presso la biblioteca anarchica Unidea.
Le riunioni del gruppo si terranno il venerdì dalle 18.30 alle 20.30. Gli scritti e i documenti che porteranno la firma del gruppo sono da intendersi approvati all’unanimità.
Il gruppo è completamente autofinanziato

A


Gruppo Anarchico Rivoluzio Gilioli


Il gruppo anarchico “Rivoluzio Gilioli” nasce come proposta da una discussione avvenuta all’interno di Libera, nell’aprile del 2006, contro l’eventuale sgombero dello spazio sociale da parte del comune di Modena. Le motivazioni principali che portano alla nascita di questo gruppo sono quattro. La prima risponde all’esigenza di creare un collettivo che anche dopo un eventuale sgombero di Libera, rappresenti una continuità anarchica di dibattito e azione. La seconda motivazione è legata al fatto di avere un luogo assembleare e aggregativo in centro città. Un’altra importante esigenza era avere un luogo di discussione e di elaborazione legata alle idee che si differenziasse dalle assemblee di Libera, troppo legate alla risoluzione dei problemi concreti e quotidiani dello spazio sociale. Proprio per questo le assemblee del gruppo “Rivoluzio” hanno uno specifico diverso da quello di Libera, ma nel contempo sono l’emanazione e la continuità di quel percorso. Come ultimo punto c’è il piacere di continuare a creare momenti aggregativi di sovversione sociale auspicando che oltre al gruppo “Rivoluzio” l’anarchismo modenese sappia regalarci qualche altra buona notizia. I temi trattati in questo primo opuscolo non sono tutti i temi che affronteremo e anche in merito a quelli trattati verranno tutti comunque approfonditi in riunioni specifiche. Sentiamo come lotte a noi vicine quelle portate avanti fin qui da Libera, quindi ci impegneremo a continuare la lotta contro l’Autodromo e la città dei Motori per una società ecologica, contro il raddoppio dell’Inceneritore, contro l’ Autostrada Campogalliano/Sassuolo, contro le infinite Cave di ghiaia e contro l’inquinamento e le devastazioni ambientali. Lotteremo contro quella, che abbiamo definito, la Tumor Valley; L’ Occupazione della Casa Cantoniera è il percorso che alcuni di noi hanno scelto per sollevare il problema degli spazi sociali, dei luoghi di socialità autogestita, del problema casa; L’ Antimilitarismo rimane per noi una lotta fondamentale, cercando di smascherare i tentativi che attraverso le “Corse con l’Accademia”, le “Frecce tricolori”, il “Festival delle bande militari” vorrebbero mostrare una parte benevola dell’esercito; Lotteremo a favore dell’ Animalismo, nella lotta contro l’allevamento Morini di S. Polo d’Enza un nostro compagno è tra i denunciati; Siamo impegnati nell’ Internazionalismo, facendo parte di Coordinadora in solidarietà alle lotte in Chiapas e a tutti i Popoli Nativi, daremo solidarietà attiva ai migranti e lotteremo per la chiusura dei CPT; Siamo impegnati nella Solidarietà attiva a chi è colpito dalla repressione con denunce o con la detenzione. Partecipiamo e promuoviamo due periodici, uno nazionale: SenzaGoverno e uno locale: Modena Libertaria.


Anarchia


L’Anarchia non è un’ideologia ma un sentimento, è il desiderio di una libertà possibile e necessaria, è la consapevolezza che solo rivoluzionando la struttura sociale è possibile creare le condizioni dove la libertà per tutti sia possibile. I Poteri ci vogliono sottomessi e cercano di convincerci che una società anarchica è impossibile: l’Anarchia è quel sentimento che ci spinge attraverso la volontà e l’azione a costruire una società dove Potere, gerarchia e sfruttamento sono un triste ricordo. Il pensiero anarchico non è dogmatico ma è una continua rielaborazione e sperimentazione di metodi, pratiche e analisi, mantenendo chiaro l’obiettivo della distruzione dell’autorità e dello sfruttamento. Il pensiero anarchico più di ogni altro ha fatto della libertà e del rispetto dell’individuo il suo fondamento. L’uomo e la donna sono realmente liberi solo in una società dove tutti gli individui sono liberi. La libertà non si può e non si deve difendere che con la libertà. E’ un pericoloso controsenso limitarla con il pretesto di proteggerla. Anarchia è “Né dio, né Stato, né servi, né padroni”, contro autorità e capitale. Tutto ciò che vuole sottrarre  sovranità agli individui è una minaccia alla libertà. Gli anarchici più dei libertari hanno la consapevolezza, anche se assieme tendono allo stesso obiettivo, che la libertà non si mendica ma si conquista.


Amore


“L’amore, la cosa più profonda e forte di tutta la vita, il messaggero di speranza, di gioia, di estasi; l’amore, che sfida tutte le leggi, tutte le convenzioni; l’amore, il più libero e il più potente fautore del destino umano. Amore Libero? Come se l’amore potesse anche non esserlo! L’amore è libertà; esso non può vivere in nessun’altra atmosfera”. Tratto da Amore e Matrimonio di Emma Goldman.
Ogni individuo deve essere libero di unirsi alla o alle persone che sceglie come meglio crede, senza dover subire imposizioni da parte dello Stato o della Chiesa (matrimonio).


Animalismo


Da anarchici, contrari allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, riteniamo che abbia uguale valenza negativa lo sfruttamento dell’uomo sull’animale.
Indipendentemente dalla scelta individuale di esser vegetariani o meno, pensiamo che le condizioni di vita a cui sono sottoposti gli animali da allevamento non siano accettabili.
Il concetto di dignità non appartiene soltanto alla razza umana ma va esteso a tutti gli esseri viventi.
La negazione della pari dignità giustifica aberrazioni quali le sperimentazioni delle industrie farmaceutiche e cosmetiche.


Anticlericalismo


Come anarchiche e anarchici crediamo nell'uomo e nelle sue capacità. Perciò per noi essere anticlericali vuol dire credere nell'abolizione di tutte le strutture e le istituzioni religiose tramite le quali da un padrone in cielo si passa ad obbedire ad un padrone sulla terra.
Rifiutiamo qualsiasi morale religiosa in quanto funzionale al mantenimento di un potere, all'assoggettamento dell'uomo e della donna attraverso una serie di principi che negano le inclinazioni e gli istinti naturali. Attraverso questo percorso per secoli le religioni hanno sempre privato l'uomo e la donna della propria dignità, dei propri desideri e della propria volontà.
Allo stesso modo consideriamo alla stregua di quella religiosa qualsiasi ideologia che si costituisca come dogmatica e che preveda la  sottomissione a comportamenti e precetti prestabiliti.
Rifiutiamo ogni tipo di sudditanza. La donna e  l'uomo sono liberi di disporre dei propri mezzi intellettuali per valutare la migliore soluzione dei problemi e degli interrogativi che la vita gli pone.
Ognuno è libero di credere in ciò che vuole, purché non lo manifesti in forme coercitive, poiché il fine dell'Anarchismo, come diceva Malatesta, è quello di creare una società libertaria retta da un confronto libero e pacifico fra individui diversi, impossibile in una società gerarchica e fideista.


Antielettoralismo


Siamo contro lo Stato, il Parlamento, il Governo e tutto il suo apparato repressivo: Esercito, Polizia, Tribunali, Carceri, CPT e Manicomi. Le elezioni servono solo per capire chi manovrerà il timone, noi invece vogliamo cambiare tutta la struttura sociale e quindi abbattere l’attuale struttura decisionale. Siamo contro la dittatura della maggioranza e per la ricerca dell’unanimità, se ciò non fosse possibile vanno rispettate entrambe le posizioni che devono avere spazio di realizzazione. Solo l’Autoorganizzazione dal basso e l’Autogestione sono le valide alternative a questo sistema gerarchico e autoritario. Non abbiamo dogmi, se le elezioni servissero ad eliminare la struttura dominante le adopereremmo, ciò però non corrisponde al vero, dopo i cinque minuti che ogni individuo ha per fare una ics su di una Scheda può solo tornare rassegnato davanti al monitor sperando che gli eletti decidano cose per lui giuste, se non è così deve aspettare altri cinque anni e rifare un’altra ics. L’unica delega che accettiamo è quella revocabile in qualsiasi momento, è una delega di rappresentanza e non decisionale.


Antifascismo anarchico


Per noi il fascismo con il suo culto militaresco della violenza, della gerarchia e del dominio, è la variante armata dell'autoritarismo. Siamo contro ogni dittatura e ogni forma di autoritarismo. Combattiamo l'idea di patria, famiglia, dio e razza.
Gli individui, le filosofie  e le ideologie autoritarie e che cercano scorciatoie per raggiungere i propri fini, sviluppano fascismi.
Il sonno della ragione, la non partecipazione, la delega, il silenzio ne permettono il ritorno.
Bisogna subito uscire da questi momenti di apatia e autogestire da noi la nostra vita.
L'autogestione è l'antidoto migliore contro tutti i fascismi.


Antimilitarismo


Siamo contrari al sistema gerarchico, al principio di comando e di obbedienza alla base della pratica militare. Siamo contro le guerre e contro tutti gli eserciti in quanto strumenti di repressione e terrore nei confronti della popolazione civile, con l'obiettivo di difendere lo Stato e i potenti di turno .
La posizione degli anarchici è sempre stata per la diserzione contro le guerre e l'obiezione totale contro il servizio militare e civile, subendo, per queste posizioni, il carcere fino a pochi anni fa,quando c'era ancora la leva obbligatoria.
Anche quando nel corso della  storia hanno preso le armi
(come in Spagna nel 1936),gli anarchici si sono sempre organizzati in milizie popolari basate sul volontarismo, la pratica dell'assemblea e l'autodisciplina.
Essere antimilitaristi è una condizione essenziale del pensiero e della pratica anarchica per creare una società libertaria ed egualitaria, senza violenze e coercizioni.
Ora oltre a continuare un'intensa propaganda contro tutti gli eserciti e le divise, vorremmo realizzare una campagna a Modena per liberare il palazzo ducale in piazza Roma da cadetti e generali, da troppi anni rubato alla città e sede dell'Accademia militare, per ridarlo a Modena, magari come centro mondiale dell'antimilitarismo contro tutte le guerre.


Antiproibizionismo

Il proibizionismo non risolve il problema dell’abuso di sostanze.
La limitazione e la repressione dell’uso di alcune sostanze, invece di altre, rientra nella logica di controllo sociale, attraverso la formazione di determinate abitudini per definire cos’è bene e cos’è male e predeterminare i comportamenti.
Non vogliamo parlare di droghe bensì di sostanze perché la pericolosità riferita all’uso è determinata dal fruitore e non dalle qualità intrinseche della sostanza.
Il limite tra uso e abuso non può essere tracciato da una legge istituzionale bensì deve rientrare nell’ambito delle responsabilità individuali e dell’individuo nei confronti della società.
Un’eventuale intervento della società nei confronti dell’individuo deve nascere dalla più ampia condivisione dell’opportunità e del metodo dell’intervento stesso e non deve essere imposto in modo autoritario.


Arte e anarchia

Per noi l'arte è la forma di libera espressione e di comunicazione propria dell'individuo. Per questo motivo siamo contrari ad ogni culto della personalità e ad ogni classificazione estetica verticale e verticistica.
Nella società attuale è considerato artista chi  viene riconosciuto tale dal mercato, il quale decide costi, tempi e luoghi di fruizione.
Noi proponiamo spazi liberi e autogestiti da tutti per la pubblica creazione e fruizione di espressioni artistiche contro ogni mercificazione.


Autogestione


Noi lottiamo per realizzare un mondo dove la Libertà, l’Uguaglianza, la Solidarietà e l’Amore siano i fondamenti dei rapporti sociali, combattiamo perciò lo Stato , il Capitale, l’Autoritarismo e le menzogne Religiose. Pensiamo che solo attraverso l’Autogestione e l’Autoorganizzazione libertaria dal basso sia possibile incamminarsi verso una vera emancipazione. Come gruppo cercheremo di costruire e di sostenere tutte quelle esperienze di autogestione che nascano in città, in provincia e se possibile ovunque. L’Autogestione è la partecipazione paritaria di tutte le individualità coinvolte ad un progetto, dove le decisioni vengono prese all’unanimità dopo un confronto aperto e sincero. L’unione e la federazione delle varie realtà autogestionarie è l’unica strutturazione sociale accettabile, dove le decisioni vengono comunque prese dal basso.


Difesa di Libera


Tra i punti più importanti del nostro programma c’è la difesa dello spazio sociale libertario/anarchico Libera. Libera è l’espressione concreta e verificabile delle possibilità dell’Autogestione. Se lo spazio verrà sgomberato siamo per cercarne da subito un altro, l’esperienza che Libera rappresenta e ha rappresentato non può di sicuro essere cancellata.

Ecologismo


Il nostro è un approccio nei confronti dell’esistente che colloca l’uomo all’interno di un ciclo biologico, l’ecosistema e non al di sopra.
Al contrario, il sistema economico tende a sfruttare le materie prime fino al loro esaurimento.
Quindi riteniamo necessario razionalizzare la produzione, il consumo di energie e di materie prime.
Il problema ecologico è strettamente legato a quello urbanistico, a quello della mobilità e di materie prime.
Riteniamo necessario adottare uno stile di vita orientato alla riduzione dei consumi eliminando il superfluo e abbandonando l’idea del riciclaggio, funzionale alla produzione, in favore del riutilizzo.
È nostra intenzione riprogettare la città e ridefinire le priorità attraverso una proposta dal basso di cambiamento.


Educazione libertaria


Il sistema scolastico  è stato creato e impostato sul concetto di educazione/consenso, in cui pacchetti di  nozioni costituiscono i programmi scolastici, atti a creare scolari tutti uguali ma cittadini socialmente diversi, in funzione della loro “utilità sociale” o classe d’appartenenza. La famiglia tradizionale- riproponendo al suo interno modelli autoritari (punizioni, premi, voti ecc..)- legittima e rafforza il controllo sull’individuo e il soffocamento delle attitudini personali  per creare individui socialmente produttivi.
Quindi l’educazione tradizionale altro non è che una scuola di addestramento ovvero un’operazione diretta alla demolizione della personalità.
Per noi anarchici educare significa sviluppare quell’insieme di azioni, di atteggiamenti e di comportamenti che aiutano ogni individuo a diventare se stesso, a realizzare pienamente la propria personalità.
A scuola, come a casa, l’individuo deve poter accedere a tutti gli strumenti che gli permettono di far emergere appieno la propria personalità, le proprie attitudini e i propri sogni rispettando i tempi e le esigenze di ogni individuo. Bisogna essere in grado di trasmettere il piacere di imparare e non considerare l’apprendimento come un dovere, come un lavoro.
Nel futuro ci prospettiamo di realizzare a Modena un’esperienza pedagogica libertaria.


Federalismo anarchico


Siamo contro lo Stato ed il suo Potere Accentratore, Gerarchico e Repressivo, siamo anche contro i suoi confini, decisi sempre arbitrariamente attraverso guerre e umiliazioni inferte alle popolazioni autoctone. “Nostra Patria è il mondo intero” è il testo di una famosa canzone anarchica che ribadisce che il nostro mondo non ha confini. La nostra proposta parte dal piccolo e va verso il grande, dove il piccolo continua a mantenere diritto di decisione, così, nella società che ipotizziamo, i Liberi Comuni, le Libere Comunità che si formeranno per affinità linguistica, di configurazione territoriale o culturale si Federeranno tra di loro. Non sarà un Federalismo di Stato che risulterà solo una frammentazione di uno Stato grande in diversi Stati piccoli, tutti ugualmente Accentratori, Gerarchici e Repressivi, ma una Federazione condivisa, che si svilupperà per interesse, convenienza e piacere. Il nemico non è quello al di là di un confine ma è quello che sfrutta sia al di là che al di qua del confine. La nostra solidarietà va a tutti i migranti che a causa della povertà, della fame e delle ingiustizie è costretta a lasciare le proprie case, le loro terre e a peregrinare rischiando la morte o di finir rinchiusi in quei Lager chiamati CPT.


Femminismo


Le aggregazioni fondate sulla differenza sessuale (separatismo femminista e maschilismo), non devono avere nessuna legittimità.
Noi crediamo che ogni individuo debba essere libero di esprimere la propria natura e non devono esserci discriminazioni sessuali o sessiste (per sesso di appartenenza o orientamento sessuale).
Non devono esistere ruoli sociali legati al sesso (moglie, marito, madre ecc…) e la donna che ancora non sia libera da costrizioni morali e da ruoli imposti dalla società, deve essere messa nella condizione di poter trovare altre persone con cui condividere la propria emancipazione.
Nell’ottica di sensibilizzare su alcune tematiche legate al mondo femminile non escluderemmo un gruppo di lavoro specifico, formato sicuramente da molte donne, e da chiunque abbia a cuore i temi trattati; senza far l’errore di ghettizzarsi, poiché l’emancipazione e il percorso di liberazione di qualsiasi individuo- e quindi anche della donna-  avviene solo se condiviso collettivamente.


Internazionalismo


Nascere su un territorio piuttosto che su un altro, parlare una lingua, avere la pelle di un certo colore non sono caratteristiche che possono interferire con la sensibilità e i sogni di un individuo. Non esistono confini per le idee, ed è per questo che chiunque partecipi alla costruzione di un mondo libero ha la nostra piena e più completa solidarietà e appoggio. Siamo contro tutte le frontiere e per l’abolizione degli stati-nazione, crediamo che ogni uomo e ogni donna debba godere di tutti i diritti naturali e politici senza distinzione alcuna. Crediamo che la solidarietà internazionale e il mutuo appoggio siano gli elementi costitutivi per una società di liberi ed uguali.
Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti coloro che in qualsiasi luogo del pianeta, lottano per le proprie libertà e per la realizzazione di una società liberata dal germe dell’autoritarismo.
In questi ultimi anni abbiamo appoggiato le lotte dei piqueteros in Argentina, le lotte dei Mapuche in Cile e in particolare aderiamo al progetto di Coordinadora ovvero un coordinamento italiano di realtà e individualità libertarie  e anarchiche che appoggiano la sollevazione delle comunità indigene in Chiapas, utilizzando il metodo dell’azione diretta e dell’autogestione.


La nostra storia


La storia che insegnano a scuola è quella dei potenti, noiosa, sterile e innocua, ci sono state persone e idee che hanno fatto la storia e che sono state messe in un angolo di qualche  biblioteca.
La nostra storia difficilmente si trova sui libri di scuola e quando se ne fa accenno ne viene sempre completamente travisato il contenuto. Visto che la scuola e la cultura sono funzionali, non al sapere, ma al Capitale ed allo Stato, questo non ci meraviglia. Tanti episodi invece che hanno visto protagonista l’anarchismo sono ben presenti nella nostra vita e nell’immaginario sociale e continueranno ad essere un argine contro tutti i Poteri.
Riportare alla luce queste pagine di storia e ridare dignità ai tanti nostri momenti di ribellione sarà nostro compito.
La biblioteca Unidea, autogestita e aperta a chiunque fosse interessato, permette di accedere a libri che “difficilmente” vengono proposti a scuola o in casa. Molti testi che raccontano la nostra storia, i personaggi che hanno fatto questa storia, le persone che sono riuscite, scrivendo, a far passare l’Idea e a renderla popolare. La carta stampata è stato un mezzo rivoluzionario, che ora il potere è riuscito a mettere da parte.


Mondo del lavoro


Il lavoro non rende Liberi, e non è strumento e mezzo di emancipazione. In una società nuova il lavoro dovrà occupare le ore al giorno necessarie per produrre ciò che è necessario per vivere bene, e non per arricchire poche persone.
Per Noi il lavoro non è un valore, ma nel lavoro cerchiamo di trasmettere le nostre idee e il nostro mondo nuovo, privo di sfruttamento e di sofferenza. Per questo è importante organizzarsi, anche sul posto di lavoro, in cui passiamo molte, troppe, ore della nostra vita. Molti del nostro gruppo aderiscono all’Unione Sindacale Italiana, sindacato rivoluzionario nato proprio a Modena nel 1912 avente come aderenti nella sola città più di 17.000 lavoratori, prima dello scioglimento da parte del fascismo.
L’USI si riconosce nel metodo anarcosindacalista e nella pratica dell’azione diretta. Inoltre in coerenza con il nostro spirito internazionalista l’USI aderisce all’Associazione Internazionale dei Lavoratori (AIT), costituita da tutti i sindacati anarcosindacalisti.
Crediamo che come lavoratori uno strumento di lotta sia la solidarietà e  il mutuo appoggio, per questo abbiamo la proposta futura di realizzare per la città di Modena uno spaccio popolare di prodotti biologici, un circolo del dopo lavoro, uno sportello di consulenza  contrattuale.
Promuoviamo e sosteniamo idee ed esperienze di compagni e compagne che vogliono trovare soluzioni alternative all’economia e al lavoro dipendente e che attraverso queste possono promuovere il metodo libertario (per esempio: scuole libertarie, asili autogestiti, spacci popolari, comuni agricole ecc).


Occupazioni spazi sociali / case


Alcuni di noi, presto dovranno subire un processo per l’occupazione del giugno 2005 di una casa cantoniera sita in via Cataletto a Modena. Con quella occupazione abbiamo voluto porre il problema del diritto per tutti ad avere un tetto e sollevare l’altro problema strettamente connesso dei bassi salari e del caro affitti. In merito agli Spazi Sociali: uno spazio occupato dovrebbe garantire la non ingerenza dello Stato e delle sue stupide leggi, quindi l’occupazione è la strada preferibile, anche se la discriminante più importante, per noi, è che sia autogestito.

Rapporti coi gruppi anarchici

Il gruppo anarchico “Rivoluzio” non aderisce a nessuna federazione dell’anarchismo specifico. Il gruppo “Rivoluzio” mantiene contatti e rapporti solidali con innumerevoli gruppi anarchici, stabilisce alleanze e progetti basandosi sulla condivisione dei metodi e dell’etica. Il gruppo si riconosce in molte elaborazioni di Errico Malatesta e nel progetto politico della rivista Senza Governo, al quale partecipa ritenendo necessario mantenere vivo un luogo di comunicazione e di progettazione con altri gruppi e individualità.


Rapporti coi gruppi in città


La lotta che lo spazio sociale Libera ha sostenuto in città contro l’autodromo e la nascita di un comitato specifico contro quel progetto ha portato molti di noi a collaborare con gruppi da noi molto diversi, come pratiche e idee. Privilegiamo ovviamente collaborare con gruppi autoorganizzati, che non votano, che non hanno riferimenti partitici e che tra i loro fini non ci sia la “presa del potere”. Mantenendo sempre la pregiudiziale antifascista, andiamo sempre a definire bene con ogni gruppo il rispetto degli impegni assunti e condivisi: fuori da quegli impegni vi è la nostra massima libertà d’azione.


Rapporto col corpo / sessualità


Ogni potere, religioso, politico o economico, per essere forte, deve controllare gli individui fin dentro il loro intimo. Per esempio attraverso l’imposizione di stereotipi estetici, come la donna “velina” e l’uomo “calciatore” veniamo bombardati da modelli estetici che portano all’appiattimento delle differenze estetiche e identitarie.
La sessualità e il rapporto con il proprio corpo rappresenta uno dei gradi più alti della liberta dell’individuo. Il potere, attraverso le istituzioni scuola, chiesa ecc, cerca di entrare nelle sfere più intime dell’identità umana, per controllare le nostre vite. A letto, a tavola e di fronte allo specchio il potere impone sulle persone il controllo assoluto; decide chi siamo.
Bisogna opporsi a questa ingerenza intima e assoluta, perché è una violenza, un attacco nel più profondo della nostra libertà di uomini e donne.
Imparare a godere dei piaceri della vita significa opporsi al controllo sociale.


Rivoluzio Gilioli


Abbiamo intitolato a “Rivoluzio Gilioli” il nostro gruppo per dare un segnale di continuità con le importanti lotte passate dell’anarchismo modenese. Rivoluzio nasce a Rovereto di Novi, nella bassa modenese nel giugno del 1903 e muore sempre in giugno del 1937 combattendo in Spagna per la Rivoluzione Sociale. Rivoluzio a 16 anni partecipa alla costituzione dell’Unione Giovanile Rivoluzionaria Italiana ed è militante attivo dei gruppi anarchici di via S. Agata 14 a Modena. Nell’esilio francese rappresenta l’USI alle assisi dell’AIT, per noi la sua vita è la dimostrazione che la storia dell’emancipazione umana in queste terre ha radici profonde.

 
http://www.rivoluzio.org/opuscolo.htm

TORINO: cromo esavalente nel fiume Dora

GRAZIE... ANCORA ... THYSSEN

Parlamento di recupero... dal blog di Beppe Grillo

Parlamento di recupero

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I parlamentari condannati, prescritti, indagati, imputati e rinviati a giudizio (*) eletti in Parlamento sono settanta. Ne avevano candidati 100. I 70 voi non li avete votati. Sono stati scelti dai segretari di partito. Dai secondini di partito. Reclutati nei tribunali e all’uscita delle carceri.

I 70 neo eletti sono così ripartiti:

- PDL 45 (proposti 56)
- PD 13 (proposti 18)
- Lega Nord 7 (proposti 8)
- UDC – Rosa Bianca 5 (proposti 9)

L’otto settembre 2007 un milione e mezzo di persone è scesa in piazza. 350.000 cittadini hanno firmato tre leggi popolari per un Parlamento Pulito.
Qualcosa hanno ottenuto. Ma è poca roba. Infatti il numero dei condannati in via definitiva è diminuito da 24 a 16. In aumento invece il numero dei condannati in primo e secondo grado, come il neo senatore Cuffaro UDC, che potranno difendersi meglio grazie all’immunità parlamentare. Stabile il numero dei prescritti e degli indagati. Per i primi la sentenza è arrivata fuori tempo massimo e si sono rifatti una vita, per i secondi l’eventuale condanna non arriverà più.
I maggiori partiti si sono distinti per le candidature. Anche in questo caso Testa d’Asfalto ha ridicolizzato Topo Gigio con uno schiacciante 3 a 1.
I 70 sono stati eletti per mancanza di informazione. Nella scheda elettorale il loro nome non c’era. Io avevo chiesto, oltre al nome, la fedina penale, in modo che il cittadino potesse scegliere il pregiudicato preferito. Non mi hanno accontentato.

Al V2 day faremo un ripasso dei condannati, da uno a sedici. Non possiamo dimenticarci di loro.


Libera informazione in libero Stato.

V2 day - V2 day - 25 aprile 2008

(*) Fonte: “Se li conosci li eviti” di Marco Travaglio e Peter Gomez

 
 
 
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sommario

Umanità Nova, n. 21 dell'8 giugno 2008, anno 88

pagina uno

pagina due

pagina tre

pagina quattro

pagina cinque

pagina sei

pagina sette

pagina otto



2008: abbonati a UN!

Viviamo tempi di barbarie Si muore sul lavoro ed è un incidente Si muore sotto le bombe in Iraq e Afganistan ed è guerra umanitaria Si muore ad un controllo di polizia ed è "sicurezza" Si muore perché le medicine sono per il nord ricco ed è libero mercato

Da 88 anni diamo voce alle vittime della barbarie...
Gli oppressi, gli sfruttati, i perseguitati

Da 88 anni diamo voce a chi non si rassegna alla barbarie…
Ai ribelli, ai senzapatria, a chi lotta per libertà e uguaglianza

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