Fabio Visetti: La Repubblica
Fabio Visetti
Ecologismo
No alla discarica di Buriasco
Waxman Henry
Max Stirner
Green Anarky
Boicot Avion
NO TAV
NO NATO
Creare un sito con EditArea è molto facile.
 
La Repubblica
Ultimo aggiornamento
la Repubblica.itL'attacco di Ghedini, legale del premier: "Toghe interferiscono con la politica
Lui ha sempre svolto la sua attività politica con passione e onestà"

Cosentino, è scontro nel Pdl. Fini: "Non è più candidabile"

Per il presidente della Camera il sottosegretario non può più correre per la Campania


Cosentino, è scontro nel Pdl Fini: "Non è più candidabile"

nella foto Niccolò Ghedini

ROMA - Nel Pdl è scontro sulla giustizia. Stavolta è la richiesta di arresto per il sottosegretario Cosentino a suscitare le ire dell'avvocato del premier, Niccolò Ghedini. Ma sulla questione si registra una netta presa di distanze da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini.

''Nicola Cosentino ha sempre svolto con passione ed onestà l'attività politica - dice l'avvocato del premier e presidente della Consulta del Pdl sulla giustizia - e le accuse mosse appaiono tanto più incredibili ed inconsistenti solo ad osservare che da moltissimo tempo sono annunciati, a mezzo stampa, indagini e provvedimenti nei suoi confronti, al solo evidente fine di screditarlo ed impedire una fisiologica ed ottima candidatura alla guida della regione Campania''.

Ghedini aggiunge che ''la richiesta di custodia cautelare nei suoi confronti appare davvero incredibile, poiché non è dato comprendere come possano sussistere nei suoi confronti le esigenze previste dal cpp, visti anche i numerosissimi e reiterati annunci in tal senso che si prospettano da mesi. Sicuramente sarà dimostrata l'estraneità e l'inconsistenza delle accuse mosse all'onorevole Cosentino ma, ancora una volta, le oggettive interferenze tra indagini e politica si appalesano in modo conclamato''.

La candidatura di Nicola Cosentino alla presidenza della regione Campania "non rientra più fra le cose possibili", ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, precisando che è giunta a Montecitorio la richiesta di autorizzazione a procedere della magistratura napoletana nei confronti del sottosegretario all'Economia e parlamentare del Pdl. "Sicuramente vale la presunzione di innocenza come per ogni cittadino; ora - ha aggiunto Fini - sarà la giunta della Camera a decidere".

"Io non candiderei nessuno se sospettato anche infondatamente finché quel sospetto non fosse stato fugato". Beppe Pisanu, presidente dell'Antimafia e deputato del Pdl, risponde così a Corrado Augias durante la trasmissione di Raitre Le Storie - Diario italiano. "In ragione del mio incarico di presidente dell'Antimafia - aggiunge - conosco documenti riservati, comunque bisogna attendere le motivazioni della richiesta avanzata dalla magistratura per capirci meglio. Purtroppo la penetrazione delle organizzazioni criminali nel mondo dell'economia e della politica è molto ampia e si manifesta proprio a partire dalle amministrazioni locali".

10 novembre 2009




la Repubblica.itLa Corte europea dei diritti dell'uomo ha dato ragione ad una cittadina italiana
che nel 2002 aveva chiesto all'istituto frequentato dai figli di togliere il simbolo


Strasburgo, no al crocifisso in aula
Il governo annuncia il ricorso

Il ministro Gelmini attacca: "La Corte europea offende le nostre tradizioni"


Strasburgo, no al crocifisso in aula Il governo annuncia il ricorso
STRASBURGO - La presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche è "una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni". E' quanto ha stabilito oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo nella sentenza su un'istanza presentata da una cittadina italiana. Ma il governo italiano annuncia il ricorso contro la decisione di Strasburgo. In caso di accoglimento, il caso verrà ridiscusso nella Grande Camera. Altrimenti la sentenza diventerà definitiva tra tre mesi. Durissime le prime reazioni, soprattutto nel centrodestra tra i cattolici. A partire dal ministro Gelmini che parla di tradizioni italiane offese. Più cauto il Vaticano che si trincera dietro un temporaneo no comment.

Risarcimento per la donna che ha denunciato. Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all'istituto statale "Vittorino da Feltre" di Abano Terme, in provincia di Padova, frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocifissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione, stabilendo inoltre che il governo italiano debba pagare alla donna un risarcimento di cinquemila euro per danni morali. La sentenza è la prima in assoluto in materia di esposizione dei simboli religiosi nelle aule scolastiche.

La decisione della Corte europea. I sette giudici della Corte europea hanno sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule può facilmente essere interpretata dai ragazzi di ogni età come un evidente "segno religioso" e, dunque, potrebbe condizionarli. E se questo condizionamento può essere di "incoraggiamento" per i bambini già cattolici, può invece "disturbare" quelli di altre religioni, in particolare se appartengono a "minoranze religiose" o gli atei.

Le reazioni. In attesa che vengano depositate le motivazioni della sentenza, arriva la prima levata di scudi da parte del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini: "La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione". Poi l'affondo a Strasburgo: "Nessuno, nemmeno qualche corte europea ideologizzata, riuscirà a cancellare la nostra identità".

Sulla stessa linea il ministro per le Politiche agricole Luca Zaia: "Non posso che schierarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e fintamente democratica". Per il leader del'Udc Rocco Buttiglione si tratta di "una decisione aberrante da respingere con fermezza". Il sindaco di Roma Gianni Alemanno si dice "estererrefatto per una sentenza che considero folle". E' cauta, invece, la reazione del Vaticano: "Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare", ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede.

E' critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: "Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana". Per il neosegretario del Pd Pier Luigi Bersani "un'antica tradizione come il crocifisso non può essere offensiva per nessuno. Penso che su questioni delicate come questa qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto".

Esprime soddisfazione il presidente dell'Unione musulmani d'Italia Adel Smith, protagonista, qualche anno fa, di un episodio analogo a quello della donna finlandese: "Una sentenza così era inevitabile, perché in uno Stato che si definisce laico non si possono opprimere tutte le altre religioni esibendo un simbolo di una determinata confessione".

I precedenti in Italia e Spagna. L'ultimo round dell'annosa polemica sui crocifissi a scuola si era chiuso a febbraio, con una sentenza della Cassazione. In quell'occasione la Corte aveva annullato una condanna per interruzione di pubblico ufficio nei confronti del giudice Luigi Tosti, che aveva rifiutato di celebrare udienze in un'alula dove era affisso un crocifisso. La questione non coinvolge solo il nostro Paese. Duri scontri tra Stato e vescovi sono avvenuti anche in Spagna nel novembre dello scorso anno, in seguito a una decisione di un giudice di Valladolid di far rimuovere tutti i simboli cattolici da una scuola.




la Repubblica.itDal giorno della condanna in primo grado era caduta in uno stato di profonda frustrazione psichica
Oggi la pena a vita per l'affittuaria del covo delle Br era diventata effettiva

Brigatista si suicida in carcere
arrestata per l'omicidio Biagi


Brigatista si suicida in carcere arrestata per l'omicidio Biagi
ROMA - La neobrigatista Diana Blefari, in carcere per l'omicidio nel 2002 del professor Marco Biagi, si è impiccata ed è morta nel carcere femminile di Rebibbia a Roma.

Pochi giorni fa la Cassazione aveva confermato l'ergastolo per la donna che era l'affittuaria del covo dove le nuove Br si nascondevano e avevano progettato l'omicidio del giuslavorista. I suoi difensori avevano più volte denunciato le condizioni di profondo disturbo mentale di cui la loro assistita soffriva. Il giorno della condanna in primo grado all' ergastolo, la donna fece a pezzi tutto quello che riuscì ad afferrare nella sua cella, anche il televisore. Una scena violentissima, seguita da una prostrazione sempre più pesante, dall' astenia, l' autoisolamento, il rifiuto del cibo e dei liquidi "perché mi vogliono avvelenare", il digiuno totale per venti giorni.

I medici di Rebibbia chiesero un trattamento sanitario obbligatorio "in altra struttura più idonea", essendo concreto, così scrissero, il pericolo di vita per la detenuta. Sa allora fino all'ultimo grado del processo, conclusasi il 27 ottobre con la conferma dell'ergastolo, la terrorista viveva in uno stato di profonda apatia: sdraiata sulla brandina, sepolta tra le lenzuola, la faccia girata contro il muro della cella.

Dopo la condanna in primo e secondo grado la Suprema Corte, il 7 dicembre 2007, aveva annullato con rinvio la sentenza d'appello emessa nei suoi confronti sottolineando vizi di motivazione sulla sua condizione psichica. La Corte d'assise d'appello di Bologna aveva riesaminato il caso disponendo una perizia psichiatrica con la quale era stata accertata la capacità dell'imputata di stare in giudizio. I giudici bolognesi avevano quindi confermato l'ergastolo con una sentenza divenuta oggi, dopo la pronuncia della Cassazione, definitiva.

Ieri sera, attorno alle 22.30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate, la neobrigatista si è tolta la vita. Ad accorgersi quasi subito dell'accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria: hanno provato a rianimarla senza però riuscirvi.

 



la Repubblica.itI militari pretendevano 80mila euro dal presidente della Regione
Il filmato ritrae il Governatore in compagnia di una persona


Marrazzo ricattato per un video
Arrestati quattro carabinieri

"E' una bufala, sono pronto a querelare tutti"


Marrazzo ricattato per un video Arrestati quattro carabinieri

ROMA - Quattro carabinieri sono stati arrestati, a Roma, con l'accusa di aver ricattato il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo. I militari, secondo quanto si è appreso, avrebbero preteso dal presidente della Regione somme di denaro (pare 80 mila euro), perché in possesso di un filmato che avrebbe ritratto Marrazzo in un momento della sua vita privata. I quattro arrestati, accusati di tentativo di estorsione, sarebbero sottufficiali di una compagnia dell'arma di Roma e sono stati bloccati dai carabinieri del Ros.

"Sono pronto a querelare tutti. E' stato sventato un tentativo di estorsione basato su una bufala. Sono amareggiato e sconcertato per come a pochi mesi dalle elezioni si tenti di infangare l'uomo per colpire il Presidente" commenta Marrazzo.

"I quattro carabinieri arrestati sono quattro mele marce che abbiamo immediatamente scoperto e isolato dalla istituzione alla quale non sono degni di appartenere" spiega il comandante provinciale dei Carabinieri di Roma, il generale Vittorio Tomasone.

"E' un vicenda che parla da sola. Ci sono già stati provvedimenti dell'autorità giudiziaria, i ricatti vanno condannati e puniti" taglia corto il segretario del Pd Dario Franceschini.
 



la Repubblica.itIl premier interviene all'assemblea degli industriali monzesi
"C'è una frangia della magistratura che mi attacca da 15 anni"


Berlusconi contro Repubblica
"Ribellatevi ai giornali anti-italiani"

"Voi pensate a produrre, alla democrazia e alla libertà ghe pensi mi"

La Marcegaglia: "Rimbalzi le polemiche e faccia le riforme"


Berlusconi contro Repubblica "'Ribellatevi ai giornali anti-italiani"
MONZA - Berlusconi torna ad attaccare Repubblica e la stampa straniera e, ancora una volta, la seconda dopo la convention dei giovani industriali di Santa Margherita (VIDEO) lo fa davanti ad una platea di imprenditori che il premier invita alla "ribellione generalizzata" contro "un giornale che non ha avuto limiti nel gettare discredito sul governo e sul Paese e ad imbeccare i giornali stranieri". Un invito al boicottaggio di fronte alla Confindustria brianzola e una porta chiusa in faccia al presidente degli industriali che poco prima, dallo stesso palco, aveva chiesto al premier di "rimbalzare le polemiche". Il presidente del Consiglio non ci pensa un attimo e torna all'attacco a testa bassa. Tanto da dire agli industriali: "Voi pensate a creare benessere, per la libertà e la democrazia 'ghe pensi mi'".

Finito con la stampa torna poi sul suo nemico storico: i magistrati. "Ci sono frange della magistratura che mi attaccano da 15 anni. No si può mettere sullo stesso piano chi attacca e chi è attaccato". Un altro no ad Emma Marcegaglia che gli aveva chiesto moderazione. Il premier ha espresso la propria intenzione di proseguire nell'azione di governo. "Il governo andrà avanti fino alla fine della legislatura, per i prossimi 3 anni e mezzo. Penso che potremo continuare anche dopo con la nostra parte politica, è una grande occasione per fare le riforme". Un Berlusconi a tutto campo che ha scherzosamente invitato la Marcegaglia a ricoprire il ruolo di vicepresidente del Consiglio, e che ha raccontato della solidarietà degli altri capi di governo: "I primi ministri stranieri mi dicono che io sono un duro, che ho una grande capacità di resistere e che altri politici nel mondo non avrebbero resistito alla metà degli attacchi cui sono stato oggetto".
L'intervento della Marcegaglia - "Rispettiamo Giorgio Napolitano perché rispettando lui rispettiamo l'Italia". Così Emma Marcegaglia nel corso dell'assemblea degli industriali monzesi. "Approfitto della presenza del presidente del Consiglio - ha detto il leader degli industriali - per dirgli che deve andare avanti, deve fare le grandi riforme di cui ha bisogno questo Paese". "Le istituzioni non devono delegittimarsi reciprocamente - ha continuato - da questo esce meno forte tutto il Paese. Non bisogna scassare le istituzioni. Va rispettato il capo dello Stato ma va rispettato anche il governo che è una istituzione e che deve andare avanti".





/9 ottobre 2009
                                                         Sla Repubblica.itorpresa anche in America per la decisione del comitato norvegese
Premiati "gli sforzi straordinari per la diplomazia e la cooperazione tra i popoli"

Nobel per la pace a Barack Obama
Il presidente Usa:
"Sono onorato"


Nobel per la pace a Barack Obama Il presidente Usa: "Sono onorato"
OSLO - "Sono onorato". E' stato il primo commento di Barack Obama, secondo fonti della Casa Bianca, quando ha saputo di aver ottenuto il premio Nobel 2009 per la pace. Il comitato del Nobel ha attribuito il premio al presidente degli Stati Uniti "per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli".

Il presidente del comitato norvegese, Thorbjoern Jagland, ha citato anche "la visione e gli sforzi di Obama per un mondo senza armi nucleari". Jagland, annunciando il premio, ha detto che forse ad alcuni l'assegnazione al neopresidente americano può essere considerata prematura, ma che per statuto il premio va assegnato a chi ha fatto il massimo per la pace nell'anno precedente.

La decisione su Obama è stata presa all'unanimità. Il premio, che sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre, consiste in una medaglia, un diploma e un assegno da dieci milioni di corone (circa un milione di euro). La decisione ha colto di sorpresa l'America: "Wow!", è stato ad esempio il 'commento' a caldo del portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, svegliato nel cuore della notte da un giornalista della Cbs per dargli la notizia del Nobel a Obama. Anche 'a freddo', i funzionari della presidenza interpellati dalla Cnn si sono detti "piuttosto sorpresi" ("Quite surprise"). C'è grande attesa per un commento del presidente che dovrebbe partecipare a un evento pubblico nel pomeriggio.
Tornando alle motivazioni, la commissione ha riconosciuto gli sforzi del presidente statunitense per ridurre gli arsenali nucleari e lavorare per la pace nel mondo. "Obama ha fatto molte cose - ha detto Jagland durante la conferenza stampa a Oslo - ma è stato riconosciuto soprattutto il valore delle sue dichiarazioni e degli impegni che ha assunto nei confronti della riduzione degli armamenti, della ripresa del negoziati in Medio Oriente e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali".
"Molto di rado una persona è stata capace di dare speranza in un mondo migliore e di catturare l'attenzione del mondo quanto è riuscito a Obama", si legge in una nota della commissione.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Jagland ha ammesso che l'ambiziosa agenda del presidente Usa deve fare i conti con l'impasse in Afghanistan, con la crisi nucleare iraniana e con lo stallo in Medio Oriente, ma ha anche evidenziato il grande successo dell'unanimità raggiunta in Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla risoluzione per un mondo libero dalle armi atomiche.
Obama è il terzo esponente di spicco del partito democratico americano a vincere il Nobel per la pace dopo l'ex vicepresidente Al Gore nel 2007 e Jimmy Carter nel 2002. Obama è inoltre il quarto presidente Usa (il terzo in carica) insignito del Nobel. Prima di lui lo ottennero Theodore Roosevelt (l'unico repubblicano) nel 1906, Woodrow Wilson nel 1919 e Jimmy Carter che lo ottenne nel 2002, a 22 anni dalla fine del suo mandato alla Casa Bianca. Obama ha battuto invece ogni record di rapidità nell'ottenere il premio a 10 mesi dall'insediamento.


 




 

la Repubblica.itPronuncia a maggioranza dei giudici della Corte costituzionale sulla legge che sospende i processi
per le prime quattro cariche dello Stato. "Non basta una legge ordinaria"

La Consulta: lodo Alfano illegittimo
Berlusconi: "Vado avanti, giudici di sinistra"

Ma secondo la Corte è stato anche violato il principio di uguaglianza
Il premier attacca la Corte e il capo dello Stato: "Non mi interessa cosa dice Napolitano"
di CLAUDIA MORGOGLIONE


La Consulta: lodo Alfano illegittimo Berlusconi: "Vado avanti, giudici di sinistra"

IN SINTESI DA ROMA:

 - Il lodo Alfano è illegittimo: viola ben due norme della nostra Carta costituzionale: l'articolo 3, che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l'articolo 138, che impone l'obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria. Lo hanno deciso, a maggioranza, i giudici della Consulta, riuniti in seduta plenaria dalla mattinata di ieri, a proposito del provvedimento che sospende i processi per le prime quattro cariche dello Stato.
Leggi sul giornale:
LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO

Berlusconi ritorna imputato.

 Tutti gli articoli di politica


Leggi il testo sul Forum: http://www.network54.com/Forum/584098/
 


                   "La relazione della Protezione civile alla Procura di un anno fa
la Repubblica.itVi si parla esplicitamente della "leggerezza di alcune scelte territoriali""

Messina, il rapporto shock del 2008
"Tutta l'area a rischio disastro"

Bertolaso, un po' più ottimista sul numero dei dispersi: sarebbero nove
 


Ultimo aggiornamento
la Repubblica.it premier aveva annunciato una visita nei luoghi dell'alluvione, ma poi è tornato sui suoi passi
per non intralciare i soccorsi. Ci sono ancora decine di dispersi. Un'ottantina i feriti, circa 400 gli sfollati

Berlusconi oggi non andrà a Messina
Salgono a ventuno le vittime accertate

ROMA - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non andrà oggi a Messina, contrariamente a quanto aveva annunciato ieri notte. A sconsigliare il sopralluogo in primo luogo la volontà di non intralciare i soccorsi e le ricerche, ancora in corso, dei dispersi. In secondo luogo le difficoltà logistiche e organizzative, visto che in molte zone il fango impedisce gli spostamenti. Nel Messinese "ci sono una ventina di morti e 30 dispersi, e alla fine ci saranno almeno 50 morti. E' una situazione molto grave, anche se limitata a due valli", aveva detto ieri notte Berlusconi, che oggi, ha annunciato, andrà nei luogi dell'alluvione. E intanto il bilancio ufficiale delle vittime accertate sale a 21, ha annunciato il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, giunto stamane al centro operativo aereo della frazione di Santa Margherita.

E ci sono "tra i 20 e i 30 dispersi", ha detto Bertolaso, almeno 95 feriti e oltre 400 sfollati. I soccorritori continuano a scavare nel fango. Gli sfollati hanno trascorso la notte negli alberghi dove sono stati ospitati dalla Protezione Civile. Una riunione per fare il punto sulla situazione è in programma all'unità di crisi allestita in prefettura a Messina. Intanto su Messina continua a piovere: secondo le previsioni meteo, per tutta la mattina si alterneranno rovesci e temporali a schiarite, mentre un lieve miglioramento è previsto a partire dal pomeriggio

In nottata sono stati identificati i cadaveri di alcune delle vittime del nubifragio, recuperati fino ad ora dai soccorritori. Si tratta di Simone Neri, 28 anni, che prima di essere travolto dal fango a Giampilieri aveva tratto in salvo numerosi familiari; Letterio Maugeri, 60 anni, e Giuseppe Tonante, 76 anni, anche loro uccisi dalla frana che ha devastato la borgata; Concetta Cannistraci, 71 anni, rimasta sepolta nel crollo di una palazzina a Scaletta Zanclea così come Santa Torcino, 42 anni; e infine Carmela Oliveri, 47 anni, il cui cadavere è stato recuperato in mare, nei pressi di Roccalumera, da una motovedetta dei vigili del fuoco.
Risulta invece ancora dispersa Ketty De Francesco, 30 anni, il cui nome era stato inserito ieri tra le vittime.

Le forze dell'ordine hanno segnalato la presenza di sciacalli nelle case abbandonate di Scaletta Zanclea. I carabinieri hanno organizzato delle ronde lungo la strada ferrata e stanno identificando alcune persone. In zona sono stati visti giovani con precedenti penali specifici che non abitano nel comune semidistrutto dall'alluvione.

Intanto il maltempo ha provocato gravi danni anche in altre zone della Sicilia. Cinque famiglie sono state evacuate a Erice (Trapani), in seguito al crollo di un costone roccioso lungo una decina di metri. L'episodio è avvenuto nel Cortile Adragna della frazione di Casa Santa, alle pendici del Monte Erice. Il blocco di pietra, che si sarebbe staccato a causa delle copiose piogge degli ultimi giorni, è precipitato da un'altezza di circa 50 metri e si è frantumato in grossi massi nei pressi di un'abitazione, senza comunque causare danni o feriti. I nuclei familiari, per un totale di 13 persone, hanno trovato sistemazione presso alcuni parenti, ad eccezione di una famiglia che è stata invece sistemata dal Comune in una struttura alberghiera.

Allagamenti hanno creato difficoltà alla circolazione e invaso abitazioni e magazzini anche a Palermo, dopo un nubifragio che si è scatenato tra le 2 e le 4 di notte. La circonvallazione è chiusa al sottopasso di via Belgio, dove si era accumulato un metro d'acqua e che, dopo l'intervento dei tecnici del Comune per farla defluire, ha lasciato sull'asfalto uno stato di fango.
Praticamente intransitabile la borgata di Mondello, con le strade trasformate in torrenti. Sono stati 25 gli interventi dei vigili del fuoco per soccorrere automobilisti in difficoltà. La pioggia ha anche causato 8 incidenti stradali, dei quali due in provincia, a Trabia e Cefalù.
 


 

 

Non chiamatela calamità

di Giovanni Valentini



 

Una valanga scura di fango, macerie e detriti che invade le strade, sbriciola i muri, travolge le auto, ghermisce case e negozi, sommerge porte e finestre.

Se non le avete ancora viste, andate a sfogliarle una per una su Repubblica.it le foto di Giampilieri, frazione di Messina sulla costa dello Stretto, scattate il 26 ottobre 2007. E' una retrospettiva di immagini impressionanti, la documentazione fotografica di un disastro annunciato che purtroppo s'è ripetuto ieri con la puntualità irrevocabile della rovina e della morte, provocando un'altra strage nella memoria dolente del Malpaese.

Sono passati due anni da quell'avvertimento e, per ammissione dello stesso comandante in capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, non è stato fatto niente per prevenire ed evitare un tragico replay. Per incuria, per abbandono, per irresponsabilità di tutti coloro, amministratori locali, politici nazionali, uomini e donne di governo, che avrebbero dovuto intervenire per tempo.

Di quale autonomia si appropria allora il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, se proprio sul suo territorio un nubifragio arriva a uccidere tanti cittadini inermi? Di quale ambiente si occupa il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo da Siracusa, quando proprio nella sua isola un'alluvione può generare una tale catastrofe? E soprattutto, di quale Ponte sullo Stretto vagheggiano i governanti del centrodestra, mentre non si riesce neppure a proteggere le colline e le strade che franano sotto la pioggia proprio in quell'area?

Ha perfettamente ragione il Capo dello Stato a invocare maggiore sicurezza piuttosto che "opere faraoniche". C'è una sproporzione intollerabile fra la retorica megalomane delle cosiddette grandi opere e l'ignavia rituale delle piccole opere, quelle normali, regolari, quotidiane, che sarebbero utili per impedire il saccheggio del territorio; la speculazione edilizia e la cementificazione selvaggia; o soltanto per provvedere alla manutenzione ordinaria dei paesi, delle città, delle infrastrutture. Un gap indecente intessuto di affari, di abusi e di scempi che producono un danno irreparabile all'intera collettività: alla popolazione, innanzitutto; ma anche all'ambiente naturale, al paesaggio o perfino al turismo e quindi all'economia.


È proprio il governo del territorio che manca o difetta, e non certo da ieri né soltanto in Sicilia, nell'amministrazione pubblica nazionale. Tanto più in un Mezzogiorno d'Italia abbandonato a se stesso, relegato nel suo progressivo degrado, consegnato all'emarginazione dell'illegalità e della criminalità organizzata. E nonostante i ricorrenti e accorati appelli del presidente della Repubblica, l'antica e irrisolta "questione meridionale" sembra rimossa ormai dall'agenda nazionale, dall'ordine del giorno di un governo d'ispirazione nordista, dominato da una preminente tendenza separatista o addirittura secessionista.

Ma il peggio è che non impariamo niente dai disastri, dalle catastrofi, dalle tragedie precedenti. Dalle alluvioni, dalle frane, dai terremoti. Senza disconoscere qui l'impegno profuso in Abruzzo dal governo di centrodestra, dalla Protezione civile e dai volontari, alla fine il trionfalismo mediatico sembra prevalere sul senso del rigore e della responsabilità, in una sorta di reality permanente, uno show autocelebrativo finalizzato più che alto a fare ascolti e a raccogliere voti.

Vogliamo costruire nuovi ponti e nuove autostrade, ma non abbiamo strade sicure e non riusciamo a fare una manutenzione regolare nelle grandi città nemmeno per coprire le buche o riparare i marciapiedi. Vogliamo i treni ad alta velocità, ma quelli dei pendolari sono indegni di un Paese civile e gli altri per lo più scomodi e sporchi. Vogliamo installare le centrali nucleari, ma la rete elettrica fa acqua da tutte le parti e intanto produciamo meno energia solare della fredda Germania.

In un Paese senza catasto edilizio, o con un catasto a dir poco obsoleto, non c'è una mappa aggiornata delle zone a rischio idrogeologico; un censimento effettivo delle aree pericolanti; un registro o un inventario completo delle tante Giampilieri che al nord, al centro o al sud, insidiano l'assetto del territorio. E soprattutto, non c'è un protocollo ufficiale, regione per regione, su cui pianificare un programma di interventi mirati per la difesa del suolo, in base a una scala di priorità.

Queste non sono calamità naturali. Eventi imprevedibili o incontrollabili. Sono colpe e omissioni che chiamano in causa precise responsabilità politiche, amministrative e spesso anche giudiziarie.
 



Segue con gli aggiornamenti del 2 ottobre 2009


E' una tragedia: devastata Giampilieri, già alluvionata nel 2007. Crolla palazzo a Scaletta
Senza casa in 400, zone ancora isolate, strade e ferrovie bloccate. Inchiesta della Procura

Messina, un inferno di fango
Almeno 18 morti, oltre 30 dispersi

Prestigiacomo, Ambiente: "Tragedia che poteva essere evitata". Dichiarato lo stato d'emergenza

 
Messina, un inferno di fango Almeno 18 morti, oltre 30 dispersiMESSINA - La pioggia porta morte e distruzione a Messina. Un fiume di fango e detriti ieri sera ha travolto paesi, abbattuto case, sradicato tratti di ferrovia. Un costone di roccia si è portato via una ventina di abitazioni a Giampilieri, 10 chilometri dal capoluogo. Il bilancio delle vittime parla di 18 morti e di 35 dispersi, anche se si tratta di numeri destinati purtroppo ad aumentare.

La Procura apre un'inchiesta. Molte frazioni sono ancora isolate. I soccorritori usano mezzi di fortuna, le ruspe faticano a raggiungere i centri più danneggiati. "Si scava anche a mani nude", ammette Guido Bertolaso, capo della Protezione civile. E avverte: "C'è il rischio di nuovi smottamenti". Il Consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza mentre la procura della Repubblica di Messina ha aperto un'inchiesta nei confronti di ignoti. L'ipotesi di reato è disastro colposo.

Senza casa in 400. Colpiti soprattutto la frazione di Giampilieri, già alluvionata nel 2007; il comune di Scaletta, dove è crollato un palazzo, e la frazione di Briga Marina. A Gampilieri, su una popolazione di mille abitanti, 400 sono rimasti senza casa. I feriti, più di 70, vengono portati via con gli elicotteri e una nave delle Capitanerie di porto. Molti si sono salvati rifugiandosi sui tetti delle case. Solo in serata, dopo ore di lavoro, le ruspe sono riuscite ad aprire un varco e a liberare il sottopassaggio della stazione che i mezzi dell'esercito e della Protezione civile hanno così utilizzato per evacuare il paese.

Prestigiacomo: "Tragedia poteva essere evitata" Duro l'atto di accusa del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: "Questa tragedia poteva essere evitata. I finanziamenti del governo non sono stati bene impiegati. C'è stato uno scarso coordinamento con il piano regionale. Si tratta adesso di porre fine a questo malgoverno". Dopo un sopralluogo nelle zone colpite dalla frana, Prestigiacomo ha annunciato che rivedrà i fondi per la Sicilia. "Avevamo calcolato di distribuire quest'anno 16 milioni di euro alla Sicilia. Alla luce di questa emergenza, si dovrà rivalutare la situazione".
Le vittime. Al momento il bilancio delle vittime è fermo a 18 morti, quasi tutti identificati. I soccorirtori li hanno trovati intrappolati nelle loro auto o sotto le macerie delle loro case. Un paio addirittura in mare, trascinati al largo dalla furia dell'acqua. Le vittime sono un pensionato di 70 anni, Francesco De Luca, annegato nello scantinato della sua casa a Giampilieri; Pasquale Bruno, 40 anni, travolto e soffocato dal fango nella piazza di Giampilieri; l'agente della Polfer Roberto Carullo, trovato all'interno della sua auto travolta da un torrente in piena nei pressi di Scaletta Zanclea; un pensionato di ottant'anni, Martino Scibilia, di Scaletta, e un suo vicino di casa, Salvatore Scionti, di 64 anni. Il corpo senza vita di Angela Pellegrino è stato recuperato a Briga Superiore. Ketty De Francesco, 30 anni, è stata trascinata in mare dal fango a Scaletta. Morti anche il ventottenne Simone Meri e il sessantenne Letterio Maugeri; Onofrio Sturiale, 26 anni, travolto da una frana tra Giampilieri e Scaletta Zanclea; Concetta Cannistraci, 75 anni, la sua badante Concita Barbera, e la quarantaduenne Santina Porcino. Restano ancora senza volto due uomini trovati sulla spiaggia e altri due recuperati in mare.

Il sindaco: "Servono medici e volontari". Nonostante i 500 soccorritori che, senza sosta, stanno lavorando nella zona colpita dalla frana, il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca lancia un appello: "Abbiamo bisogno di volontari, soprattutto medici, che possano darci una mano".

"Trovate mia moglie e mia figlia". Giuseppe De Lucaieri sera era uscito insieme a suo figlio di 7 anni. Quando è scesa la frana a Giampilieri Superiore, con il suo piccolo è riuscito miracolosamente a mettersi in salvo trovando rifugio in un magazzino. Ma la moglie e la loro bambina di 4 anni erano nella casa spazzata via dalla frana. "Chissà che fine ha fatto quella povera donna e la sua bambina", racconta tra le lacrime una vicina. "Dove saranno andate a finire". Giuseppe vaga per il paese, mentre scende una nuova notte di incubo. Cerca la moglie e la figlia, ma la speranza di trovarli in vita si spegne ogni ora che passa.

Maltempo a Palermo. Ieri sera un violento nubifragio si è abbattuto anche su Palermo, e quest'oggi la pioggia ha ricominciato a cadere. Al momento la situazione è sotto controllo, anche se si sono registrati numerosi disagi. Un'ambulanza con a bordo un trentunenne, vittima di un incidente stradale, è rimasta bloccata in un metro d'acqua e fango.

Tromba d'aria alle Eolie. Allarme maltempo anche alle isole Eolie. Una tromba d'aria ieri sera si è abbattuta nel centro di Lipari, seguita da una pioggia violenta che ha allagato alcune zone dell'isola. Nessun ferito, solo paura e danni ad alcuni negozi.


Inchiesta sulla gestione della spazzatura durante la gestione commissariale
la Repubblica.itE' centrata sugli ex impianti Cdr di Giuliano e Caivano e di Casalduni nel Sannio

Napoli, per i rifiuti quindici arresti
tra politici, professori e funzionari

Ai domiciliari anche il presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile del Pd
Franceschini: "Non penso a complotti. spero che i magistrati facciano presto e bene"

 
Napoli, per i rifiuti quindici arresti  tra politici, professori e funzionari

Aniello Cimitile

NAPOLI - Raffica di arresti in Campania nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti. Ai domiciliari sono finite quindici persone, tra le quali il presidente della provincia di Benevento, Aniello Cimitile del Pd, professori universitari e funzionari della Regione Campania. Il blitz, condotto nell'ambito dell'operazione 'Green', da Gdf e Dia, è in corso dalle prime ore del giorno. Titolari dell'inchiesta sulla gestione dei rifiuti a Napoli durante la gestione commissariale i pm Giuseppe Noviello e Paolo Firleo. Il leader del Pd Franceschini: "Non commento fatti che non conosco, ma ho rispetto per il lavoro della magistratura".

L'indagine è centrata sui collaudi degli ex impianti di combustibile da rifiuti (Cdr) del Napoletano (Giuliano e Caivano) e del Sannio (Casalduni), oggi riconvertiti in impianti per la tritovagliatura, ovvero l'operazione di pretrattamento dei rifiuti, che si compone di triturazione e vagliatura. I collaudi, falsati, hanno determinato la produzione di rifiuti da smaltire non conformi.

Il presidente della provincia di Benevento, Cimitile, ex rettore dell'università del Sannio, è indagato in quanto collaudatore e non nella sua veste di presidente della Provincia. Gli altri arrestati sono: i docenti Oreste Greco, Vincenzo Naso, Rita Mastrullo e Filippo De Rossi; Il direttore del termovalorizzatore di Acerra, Vittorio Vacca; il funzionario regionale Claudio De Biasio, già coinvolto in un'inchiesta per irregolarità nello smaltimento rifiuti; Luigi Travaglione, dipendente dell'ufficio tecnico di Benevento; Giuseppe Sica; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone; Mario Cini e Francesco Scalingia. L'accusa per tutti è di falso ideologico, avendo attestato l'idoneità degli impianti quando erano già sequestrati e la conformità del loro prodotto alle specifiche del contratto stipulato tra Regione Campania e Fibe, società del gruppo Impregilo che ha gestito lo smaltimento dei rifiuti nella regione dal 1998 al 2005.

Il segretario del Pd Dario Franceschini auspica che la magistratura arrivi "bene e in fretta" a conclusioni certe: "Sono avvocato e ho l'abitudine di non commentare i fatti che non conosco", ha detto Franceschini intervistato alla trasmissione radiofonica 'Radio anch'io' (Rai1). "Ho rispetto per l'azione della magistratura, aspettiamo di vedere. Spero che i magistrati facciano bene e presto". Quanto all'arresto che arriva a pochi giorni dalle elezioni, il leader del Pd respinge l'idea della macchinazione: "Non penso mai che ci siano complotti dietro l'azione magistratura - ha detto - sono altri a pensarlo".

(3 giugno 2009)


la Repubblica.it
Ultimo aggiornamento

 
Dall'Aquila nuovo, duro attacco del premier alla magistratura
"Con le loro decisioni vogliono ribaltare il voto"

Berlusconi: "Giudici eversivi"
L'Anm: "Basta insulti e invettive"

L'associazione annuncia iniziative a tutela dell'ordine giudiziario
E Mancino ricorda l'appello lanciato dal capo dello Stato

 
Berlusconi: "Giudici eversivi" L'Anm: "Basta insulti e invettive"

Silvio Berlusconi

L'AQUILA - "Quando con delle sentenze basate sul ribaltamento della realtà si vuole ribaltare la decisione popolare e si vuole sostituire chi è stato eletto dal popolo, questa si chiama con una parola sola: volontà eversiva ed eversione". Silvio Berlusconi ribadisce i suoi attacchi ai "grumi eversivi" della magistratura. Stavolta lo fa dall'Aquila, durante un sopralluogo all'ospedale gravemente danneggiato dal terremoto del 6 aprile. Provocando la reazione dell'Associazione nazionale magistrati, del vicepresidente del Csm e dell'opposizione.

L'attacco di Berlusconi. 'Ho citato l'esempio del '94 - spiega il premier, polemizzando coi giudici - quando sono stato eletto e ho avuto un attacco della magistratura su una cosa che non esisteva, e per la quale io sono stato assolto, dieci anni dopo, con formula piena. Quell'attacco ha ribaltato il voto degli elettori. Quindi c'è stato un fatto eversivo nei confronti di un voto democratico. Volevo precisare cosa intendevo dire. Quando si tenta di andare contro chi è stato eletto democraticamente con accuse fondate su una situazione falsa, questo è un fatto eversivo". Quindi boccia l'ipotesi di voto politico anticipato, avanzata dal ministro Maurizio Sacconi: "No", si limita a dire a chi gli chiede un commento.

L'Anm: "Basta invettive". "La magistratura non intende lasciarsi trascinare in una contrapposizione politico-elettorale, ma ha il dovere di non assuefarsi a questi metodi e di dire basta allo stillicidio d'insulti e invettive, che fa male al paese e alle sue istituzioni": così replica al Cavaliere, in una nota la giunta dell'Associazione (la firmano il presidente Luca Palamara, il segretario Giuseppe Cascini e il vicepresidente Gioacchino Natoli), aggiungendo che "nelle prossime riunioni degli organi rappresentativi dell'Associazione adotteremo ogni iniziativa idonea a tutela della credibilità dell'ordine giudiziario". La giunta dell'Anm sottolinea anche che il presidente del Consiglio dovrebbe ascoltare il monito di Giorgio Napolitano, che aveva invitato a "non abbandonarsi a forme di contestazione sommaria e generalizzata dell'operato della magistratura".

L'appello di Mancino. Un invito a ricordare il senso delle parole del capo dello Stato arriva anche dal vicepresidente del Csm, Nicola Mancino. Che ricorda "la recente nota attribuita agli ambienti del Quirinale nella parte in cui viene giustamente ribadito che politica e giustizia hanno 'una comune responsabilità istituzionale' e perciò non possono guardarsi 'come mondi ostili', Abbassare, perciò, i toni dello scontro, che si è nuovamente riacceso, non è solo un auspicio, ma un preciso dovere di chi riveste ruoli istituzionali: rispettare le competenze altrui fa parte delle regole di ogni sana democrazia".

Le critiche dell'opposizione. Nel Pd a parlare è Anna Finocchiaro: "Basta con polveroni che inquinano il clima politico. Gli ennesimi attacchi contro la magistratura che vengono dal presidente del Consiglio sono inaccettabili". Ancora più duro Antonio Di Pietro: "Eversivo è il discorso di Berlusconi, lui è un eversivo e uno piduista che sta stravolgendo le regole democratiche del Paese".

Berlusconi all'Aquila. Al suo arrivo all'ospedale, il premier viene accolto da diversi applausi e più di una persona lo incita ad andare avanti nel suo lavoro. Una sola persona, che ha detto di chiamarsi Bruno e si autodefinisce "sfollato", lo contesta urlandogli di "farsi processare" e di "rispondere alle domande". Il Cavaliere non si scompone minimamente e continua a salutare le due piccole ali di folla formatesi all'ingresso della struttura.
29 maggio 2009


Maroni: "Si vota domani". La maggioranza va sotto sull'emendamento
che istituisce la banca dati sul Dna. Ci sarebbero stati 7 franchi tiratori

Ddl sicurezza, autorizzata la fiducia
Franceschini: "Sono leggi razziali"

Duro attacco del segretario democratico: "Paura strumentalizzata"


 
Ddl sicurezza, autorizzata la fiducia Franceschini: "Sono leggi razziali"

Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, con Roberto Calderoli

ROMA - Il Consiglio dei ministri ha autorizzato la fiducia sul disegno di legge sicurezza, all'esame della Camera. "I tre emendamenti sono pronti e sono
già al vaglio degli uffici della Camera e del Presidente per l'ammissibilità, ora nulla osta a che si ponga oggi la questione di fiducia e possa votare da domani pomeriggio" ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine di un vertice di maggioranza sul ddl sicurezza. Ancora però non c'è nessuna decisione da parte della maggioranza per votare da domani. La decisione fa seguito alle pressioni del titolare del Viminale, che ieri aveva accettato di abolire la norma sulla scuola dell'obbligo vietata ai figli dei clandestini, contestata tra gli altri dal presidente della Camera Gianfranco Fini.

La decisione di mettere la fiducia è stata contestata da diversi esponenti dell'opposizione. Il segretario del Pd, Dario Franceschini, attacca duramente il governo: "Con le norme contenute nel ddl sicurezza la destra vuole tornare alle leggi razziali". Un riferimento diretto ad alcune norme del ddl, a partire dall'introduzione del reato di immigrazione clandestina. In particolare, il leader Pd ha messo in guardia dal rischio che le norme sui 'presidi-spia', "uscite dalla porta possono rientrare dalla finestra". E ricorda: "C'è già stato un tempo in Italia in cui i bambini venivano cacciati dalle scuole per la loro religione. E' immorale usare strumentalmente la legittima domanda di sicurezza per tornare 70 anni dopo alle leggi razziali nel nostro Paese". Per il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, le fiducie sui disegni di legge su sicurezza e intercettazioni sono "un vergognoso tentativo di regime, per far passare leggi ignobili". Per l'ex magistrato i provvedimenti sono anche da bocciare nel merito perchè "non viene messo un euro per la sicurezza, mentre i poliziotti rincorrono i delinquenti mettendo la benzina coi propri risparmi".

Il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha replicato che "non c'è alcuna ferita alla Costituzione", e che "sono state recepite alcune richieste di modifica e il provvedimento è stato sistemato in tre filoni: immigrazione, sicurezza e criminalità", e pertanto si vuole procedere "ad una sollecita approvazione".

E lo stesso ministro Maroni ha spiegato così il voto di fiducia: "Si pone fine ad una vicenda contorta: c'è una ritrovata compattezza di governo e maggioranza. La fiducia è lo strumento migliore per evitare rischi". Così, ha spiegato, ci sarà l'approvazione del ddl "senza rischi e possibilità di modifiche attraverso imboscate".

Maggioranza va sotto.
La maggioranza, votando a Montecitorio un emendamento del decreto sicurezza per la ratifica del trattato di Prum (che istituisce la banca dati del Dna), è andata sotto: 229 no, contro 224 sì. Dall'opposizione spiegano che la mag
La Repubblica Ambiente

Modena, il giudice blocca
il "trucco" anti-inquinamento

La Provincia compra alberi in Costarica per migliorare la sua eco-pagella dal nostro inviato LUIGI SPEZIA

MODENA - L'amministrazione provinciale di Modena si è comprata un pezzo di foresta tropicale in Costarica. Un "trucco", secondo la procura della Corte dei Conti, per compensare con i "crediti ecologici" del protocollo di Kyoto "il mantenimento di un livello più elevato di inquinamento in ambito locale".

Le procedure previste dal protocollo sono ancora tutte da decifrare, potrebbero indurre Stati o imprese inquinanti a "nascondere" oltre il dovuto le proprie emissioni sotto il tappeto di progetti e finanziamenti ai paesi più "puliti" del Terzo Mondo, come temono i critici dell'accordo di Kyoto. La Provincia di Modena ogni tanto manda Oltreoceano le proprie guardie ecologiche, che hanno preso pure dei premi, per controllare e custodire la lussureggiante foresta di Dona Karen. A Modena è arrivato in vista ufficiale persino il viceministro costaricano Jorge Rodriguez, ma la Procura contabile di Bologna non ci vede chiaro. Accusa la Provincia di aver speso male i soldi pubblici e chiede di risarcire il danno fatto ai cittadini: l'aria pura del Costarica non arriva ai modenesi. Richiede 26 mila euro: 20 mila serviti per pagare cento ettari di alberi, 6 mila per le spese sostenute nel viaggio inaugurale, con seguito di giornalisti.

È un risvolto contabile di una vicenda che coinvolge i paesi di tutto il mondo, ma anche imprese, associazioni, singoli, nella lotta all'effetto serra. La Provincia di Modena nel 2003 si è inserita in questa battaglia per la salvezza del pianeta, ma da prima della classe che voleva fare una bella figura mondiale, si vede ora rimproverare di non badare alla difesa ambientale locale. Per il pm contabile Paolo Novelli, la procedura seguita è, per cominciare, del tutto sbagliata e amministratori e funzionari hanno collezionato una serie di pasticci. La Provincia non poteva dare come contributo il denaro all'Associacion Ecologica de Paquera Lepanto y Cobano, che in Italia non è riconosciuta. Quel denaro era stato messo in un capitolo di spesa definito "Acquisto di foresta tropicale", poi però è finito in mezzo a "contributi qualificazione aree protette Provincia di Modena". Questo andirivieni nasconderebbe per la Procura il fatto che il contributo non è stato messo a bando, perché rischiava così di non arrivare alle Guardie ecologiche, garanti del "progetto Costarica".


Gli avvocati dei funzionari della Provincia sostengono che "la tutela delle foreste, anche a livello internazionale, assicura la salvaguardia del clima terrestre, con conseguente beneficio di tutti gli abitanti della Terra compresi quelli della Provincia di Modena". Il procuratore replica invece che "la comunità modenese avrebbe pagato quel beneficio mantenendo un livello più elevato di emissioni inquinanti, una minore conservazione del patrimonio ambientale locale". Un danno "specifico" contro "un generico beneficio mondiale", ottenuto con una procedura "nemmeno conforme al protocollo di Kyoto".
 
 
 

<b>Laghi scomparsi, foreste a rischio<br/>Così è cambiato il volto dell'Africa</b> 

Laghi scomparsi, foreste a rischio
Così è cambiato il volto dell'Africa

In un atlante pubblicato dalle Nazioni Unite centinaia di foto e immagini satellitari mettono a confronto l'ambiente di oggi e di 30 anni fa / LE IMMAGINI 11-06-2008
 

<b>Taranto, i veleni della città<br/>nei disegni dei bambini</b> 

Taranto, i veleni della città
nei disegni dei bambini

"Potrebbe essere che la mia città è l'anticamera dell'inferno?"
di LELLO PARISE 11-06-2008
 

Una centrale ad aquiloni
ultima sfida al nucleare

Il progetto italiano KiteGen punta a produrre quanto un generatore atomico di MAURIZIO RICCI 11-06-2008
 


Rifkin, l'energia fai-da-te
così ci salveremo dal nucleare
Dopo Krsko il guru dell'economia all'idrogeno spiega perché l'Italia sbaglia di R. STAGLIANÒ 07-06-2008
 

<b>Fai, salvate i luoghi del cuore<br/>vittime del degrado ambientale</b> 

Fai, salvate i luoghi del cuore vittime del degrado ambientale

È il quarto censimento del Fondo. Sul web si può votare il proprio sito da proteggere di CARLO BRAMBILLA
LE IMMAGINI - LO SPECIALE - IL VIDEO 06-06-2008
 

Ecomafia: "Campania prima
per illegalità ambientale"

Aumentano i reati, le denunce, i sequestri.Crescono anche gli incendi boschivi dolosi 04-06-2008
 

Pollo al cloro, nuovo stop della Ue
Bocciato via libera Commissione

Coldiretti plaude al nuovo divieto: "Ancora troppi rischi per la salute" 02-06-2008




Dalla Ue via libera al "pollo al cloro"


Protestano produttori e ambientalisti

Dopo 11 anni di embargo, la Commissione ha autorizzato l'importazione dagli Usa di carni trattate con disinfettanti. Reazioni immediate: "Tutelare la salute dei consumatori"28-05-2008
 

Scajola: "Bollette scontate
per chi ospita centrali nucleari"

Monito a quanti sostengono che bisogna aspettare "la quarta generazione":
"nascondono la testa sotto alla sabbia per non guardare al futuro"28-05-2008
 

Prima ondata di calore del 2008
Un po' di fresco solo da giovedì

Molti incendi in Sicilia e Sardegna. Gli agricoltori: "Al Sud concreto il rischio siccità"27-05-2008
 

Biocarburante? Solo se economico
Sì al sorgo, no a colza e girasole

Studio dell'Università di Bologna sulla sostenibilità delle colture energetiche. Ideali quelle che non fanno consumare acqua e non alterano la produzione di alimenti di VALERIO GUALERZI27-05-2008
 

Quattro centrali entro il 2020
Ecco il piano nucleare dell'Enel

Una legge delega, poi l'individuazione dei siti e dell'area per lo stoccaggio
Per la gestione anche l'opzione del consorzio con le altre aziende produttrici
di MARCO PATUCCHI24-05-2008
 

Nuovi impianti ed energia prodotta
L'eolico ha sorpassato il nucleare

Negli Stati Uniti, il 30 per cento della potenza installata viene dall'eolico
In attesa dei reattori di quarta generazione il contributo dell'atomo scenderà
di ANTONIO CIANCIULLO23-05-2008
 
 
Antonio Cianciullo
 

Nucleare, il governo punta sull'Albania

Repubblica — 26 maggio 2008   pagina 48   sezione: AFFARI FINANZA

Con la benedizione ufficiale del quarto governo Berlusconi, l' industria italiana ha ripreso il cammino verso l' energia nucleare interrotto 21 anni fa con il referendum che, nel dopo Chernobyl, bocciò l' atomo. Lo scenario attuale è dunque simile a quello che si era andato disegnando all' inizio degli anni Ottanta: una salda maggioranza politica a favore del nucleare e un forte impegno confindustriale nella stessa direzione. Se poi si calcola che il nuovo fronte è ulteriormente rafforzato dall' impennata del prezzo del petrolio e dalle crescenti preoccupazioni sulle conseguenze del mutamento climatico, sembrerebbe che l' esito di questa partita energetica sia scontato. Eppure il punto d' arrivo della corsa italiana verso il nucleare appare più che mai incerto. Sia Enel (che già possiede centrali nucleari in Spagna e in Slovacchia) che Ansaldo hanno rimesso in pista la ridotta pattuglia di tecnici sopravvissuti ai venti anni di fermo del settore irrobustendola con forze fresche. E Giancarlo Aquilanti, responsabile del progetto nucleare dell' Enel, ha calcolato che con tre miliardi e mezzo di euro si può costruire una centrale da 1.600 megawatt capace di dare elettricità alla provincia di Roma. E' realistica questa possibilità? Per capire meglio proviamo a mettere a fuoco le varie opzioni tecnologiche. La prima alternativa è la cosiddetta terza generazione (l' Epr). Si tratta di impianti che hanno una potenza di 1600 megawatt, una vita più lunga rispetto ai loro predecessori (possono arrivare a 60 anni), un migliore tasso di sfruttamento dell' uranio. Inoltre hanno fatto progressi in direzione della sicurezza intrinseca, cioè verso la configurazione che, in caso di incidente, permette di disporre di difese di tipo fisico (come la forza di gravità) anziché meccanico o elettronico. I problemi legati alle scorie radioattive e al rischio di proliferazione nucleare restano però sostanzialmente irrisolti. Attualmente sono in ballo due reattori di questo tipo. Il primo è quello voluto dai finlandesi per ridurre la loro dipendenza dai combustibili fossili russi (è in stato avanzato di costruzione ma il costo è aumentato del 60 per cento e i tempi di previsione sono passati da 7 a 9 anni più i 2 di progettazione). Il secondo è quello che si sta per realizzare in Francia. Poi c' è la generazione 3 +. Si tratta di un progetto su cui si stanno impegnando varie aziende ed è basato su reattori di taglia più piccola (300 megawatt). Il vantaggio è che il tempo di realizzazione si dimezza perché sono quasi dei «prefabbricati» e non è richiesto un piano di evacuazione della popolazione in quanto vengono considerati a sicurezza intrinseca. Lo svantaggio è che anche in questo caso i problemi legati all' intero ciclo di lavorazione dell' uranio non sono superati e, per arrivare alla stessa potenza di una centrale Epr, occorre trovare cinque siti. E' ipotizzabile che un reattore del genere possa entrare in esercizio nel 2020. Infine c' è la quarta generazione (su cui c' è ancora molto da investire in termini di ricerca e sviluppo) che in realtà contiene un grappolo di opzioni tecnologiche accomunate da uno standard avanzato. Questi reattori non solo sono a sicurezza intrinseca ma riducono la quantità di scorie radioattive e il rischio di proliferazione nucleare (cioè la possibilità che il materiale radioattivo cada in mani pericolose). Il problema è che non saranno pronti prima del 2030. In una situazione così incerta dal punto di vista tecnologico è pensabile che l' Italia faccia una scommessa consistente dal punto di vista delle risorse economiche per tornare a costruire centrali nucleari? «Io vedo tre difficoltà», risponde Giovanbattista Zorzoli, un esperto del settore che ha svolto ruoli di rilievo sia all' Enel che all' Enea. «La prima è legata alla bancabilità dell' opera: l' impresa deve essere credibile per il sistema creditizio. In Finlandia l' accesso al credito c' è stato perché il governo è intervenuto assumendo i costi dello smaltimento dei rifiuti e del futuro smantellamento della centrale; e inoltre ha esercitato una moral suasion per favorire la nascita di un cartello di aziende che si sono impegnate a comprare l' elettricità che verrà fornita da quella centrale. In Italia esiste questa possibilità?» La seconda difficoltà indicata da Zorzoli riguarda la disponibilità di siti idonei. Si troveranno in Italia i 5 o 6 siti senza i quali non si raggiunge la dimensione dei 10 mila megawatt che viene considerata necessaria per rendere conveniente la creazione di un sistema di sicurezza, controllo e vigilanza a livello nazionale? Un sistema che, ed è questa la terza difficoltà, dovrà essere messo in piedi, dopo vent' anni di moratoria nucleare, trovando le competenze necessarie. «Mi sembra difficile che in un paese in cui non si riesce a ottenere un termovalorizzatore per togliere i rifiuti dalle strade di Napoli si costruiscano cinque centrali nucleari», conclude Zorzoli. In questa prospettiva, il rilancio del nucleare da parte delle aziende italiane passerebbe per l' estero. Un percorso su cui l' Enel si è già impegnata da tempo ottenendo un significativo riposizionamento. Attraverso l' acquisizione di Endesa ha incassato un pacchetto di centrali spagnole, ha investito in Slovacchia e ha avviato un' analoga operazione in Romania: una strategia che ha portato a circa il 10 per cento la sua quota di nucleare (con possibilità di ulteriori significative espansioni). Sarà questa la strada su cui convergerà la pressione pro nucleare che sta montando in Italia? Un' indicazione in questo senso viene da una fonte autorevole. E' stato il ministro dell' Economia Giulio Tremonti a suggerire la costruzione di impianti in Albania per poi utilizzare anche in Italia l' elettricità prodotta al di là dell' Adriatico. «I tentativi di esportare tecnologie sofisticate in luoghi non attrezzati sono sempre falliti», obietta Giuseppe Onufrio, il fisico responsabile delle campagne di Greenpeace. «Il nucleare non è solo hardware ma un sistema complesso che richiede uomini, mezzi, competenze che arrivano fino a dettagli minuti ma fondamentali come la qualità dei cementi speciali e delle leghe da utilizzare all' interno delle centrali. E' difficile immaginare che si possa tenere basso il rischio paracadutando tutto ciò in posti privi di un retroterra industriale coerente. Ed è tanto più difficile immaginarlo quando ci troviamo di fronte a una situazione in cui neppure gli Stati Uniti, paese leader in questo campo, sono riusciti finora a rilanciare il nucleare che è fermo dagli anni Settanta: il governo federale ha stanziato prestiti garantiti per 18,5 miliardi di dollari nella speranza di attivare 30 nuovi impianti, ma si arriverà a costruirne forse uno o due». - ANTONIO CIANCIULLO 

  1. Nucleare, il governo punta sull'Albania

    Con la benedizione ufficiale del quarto governo Berlusconi, l' industria italiana ha ripreso il cammino verso l' energia nucleare interrotto 21 anni fa con il referendum che, nel dopo Chernobyl, bocciò l' atomo. ANTONIO CIANCIULLO

    — 26 maggio 2008 —   pagina 48 —   sezione: AFFARI FINANZA

  2. Il partito delle trivelle all'assalto a rischio ambiente e diritti civili

    Con l' aumentare del prezzo del greggio aumenta la disponibilità ad affrontare costi sempre maggiori per l' estrazione. Costi economici ma anche sociali e ambientali. ANTONIO CIANCIULLO

    — 19 maggio 2008 —   pagina 39 —   sezione: AFFARI FINANZA

  3. La battaglia dei mulini a vento

    ROMA - Regalano energia pulita a 40 mila persone, l' equivalente di una città grande come Avezzano. Tolgono dal cielo 27 mila tonnellate l' anno di anidride carbonica, il gas che sta minando la stabilità del clima. ANTONIO CIANCIULLO

    — 12 maggio 2008 —   pagina 19 —   sezione: CRONACA

  4. Nucleare rinnovabili, è ancora sfida aperta

    Con il prezzo del petrolio in salita libera, l' impennata del numero dei consumatori, la crescita dei consumi pro capite, il sistema delle convenienze energetiche è in continuo riassetto. Un' instabilità che carica il futuro d' incertezza. ANTONIO CIANCIULLO

    — 12 maggio 2008 —   pagina 35 —   sezione: AFFARI FINANZA

  5. Cucinella, l' architettura a chilometri 0

    ...dimostrare che non è sempre così». Sono previste due tavole rotonde, moderate dal giornalista di Repubblica Antonio Cianciullo, su temi come la casa a basso costo e basso impatto e "a misura di desiderio" (dalle 10 alle 13, a cura di Casartarc... MARINA PAGLIERI

    — 09 maggio 2008 —   pagina 18 —   sezione: TORINO

  6. L' India accusa Rangoon Avvertiti 48 ore prima

    ROMA - A tre anni dal disastro tsunami, lo scenario si ripete con lo stesso copione: la prevenzione ignorata, l' allarme che non scatta, la macchina dei soccorsi che inciampa in mille difficoltà. ANTONIO CIANCIULLO

    — 07 maggio 2008 —   pagina 16 —   sezione: POLITICA ESTERA

  7. Quali garanzie a tavola

    Olio venduto come italiano ma ricavato da olive extracomunitarie, spesso frutto di un ciclo di lavorazione che dispone di controlli anti pesticidi meno rigorosi di quelli voluti dall' Unione europea. ANTONIO CIANCIULLO

    — 30 aprile 2008 —   pagina 62 —   sezione: CRONACA

  8. Così alleveremo il tonno rosso

    Troppo prelibato, troppo ricercato, troppo pescato. Il tonno rosso rischia l' estinzione e la sua salvezza non sta più a cuore soltanto agli ambientalisti.ANTONIO CIANCIULLO

    — 26 aprile 2008 —   pagina 45 —   sezione: R2

  9. Il tonno rosso a rischio estinzione Per salvarlo alleviamolo in gabbia

    ROMA Ormai a preoccuparsi non sono più soltanto gli ambientalisti. In gioco è un mercato che vale centinaia di milioni di euro e rischia di sparire per mancanza di materia prima: l' assottigliamento dei banchi di tonno rosso è sempre più veloce. ANTONIO CIANCIULLO

    — 26 aprile 2008 —   pagina 51 —   sezione: CRONACA

  10.  

    Decisamente troppo per un' Europa che, avendo deciso di lanciarsi nella crociata antirumore con una normativa rigorosa, ha reso esecutivo da pochi giorni il decreto per limitare l' esposizione dei lavoratori all' assalto acustico. (SEGUE DALLA COPERTINA) ANTONIO CIANCIULLO

    — 22 aprile 2008 —   pagina 36 —   sezione: CRONACA

  11. L' Europa decide di limitare il rumore nelle nostre città. Dove anche un' orchestra che suona può diventare inquinante

    antonio cianciullo Per la Bavarian Radio Symphony Orchestra l' alt non è arrivato, alla fine della prova, dalla bacchetta del direttore ma, alla...

    — 22 aprile 2008 —   pagina 35 —   sezione: R2

  12. La legge che abbassa il volume dell' Europa

    L' Europa ha reso esecutivo da pochi giorni il decreto per limitare l' esposizione dei lavoratori all' assalto acustico. Di questa legge si era cominciato a parlare negli anni Novanta pensando ai casi più clamorosi: dagli operai che impugnano i martelli pneumatici ai saldatori. ANTONIO CIANCIULLO

    — 22 aprile 2008 —   pagina 1 —   sezione: PRIMA PAGINA

  13. Verdi, la grande paura di uscire di scena

    ROMA - E' duro il day after del Sole che ride. Il matrimonio con la sinistra radicale ha prosciugato il suo serbatoio elettorale, ma tornare a vivere in solitudine per un partito che in vent' anni non si è mai allontanato dal 2 per cento è impossibile con questa legge elettorale. ANTONIO CIANCIULLO

    — 21 aprile 2008 —   pagina 11 —   sezione: POLITICA INTERNA

  14. Il giorno della Terra . 'Clima pazzo e crisi alimentare agiamo ora o sarà troppo tardi'

    Il 22 aprile del 1970 venti milioni di americani parteciparono alla prima grande manifestazione ambientalista per festeggiare l' Earth Day e sull' onda di quella mobilitazione nacquero l' Environmental Protection Agency e Greenpeace.ANTONIO CIANCIULLO

    — 21 aprile 2008 —   pagina 25 —   sezione: CRONACA

  15. Il calore recuperato diventa energia è vincente la sfida della cogenerazione

    Cogenerazione è un termine un po' tecnico. Al di fuori della sfera degli addetti ai lavori non è una definizione popolare e immediata come le espressioni legate alle rinnovabili: «energia dal vento», «energia pulita», «energia solare». ANTONIO CIANCIULLO

    — 21 aprile 2008 —   pagina 44 —   sezione: AFFARI FINANZA

  16. Pane e saponi fatti in casa ambiente, si torna all' antico

    ROMA / Come slogan hanno scelto «back to the future». E' la tribù ecologista che, per rallentare l' usura del pianeta, propone di inserire tasselli di passato in un mondo sempre più tecnologico. ANTONIO CIANCIULLO

    — 19 aprile 2008 —   pagina 46 —   sezione: R2

  17. Quanta energia sprechiamo importando cibi

    ROMA - Ordinate una bottiglia di merlot australiano? Costa 16 mila chilometri di aereo e 9,4 chili di anidride carbonica. La accompagnate a una bistecca che viene dal Brasile? Fanno altri 9 mila chilometri e 5,5 chili di anidride carbonica.ANTONIO CIANCIULLO

    — 18 aprile 2008 —   pagina 41 —   sezione: ECONOMIA

  18. A 50 anni dall' atomica Bikini torna un paradiso

    Una foresta marina popolata di coralli alti e nodosi come alberi oppure secchi come fruste, un mare pieno di tartarughe, pesci pappagallo, pesci farfalla, pesci pagliaccio, stelle di mare. ANTONIO CIANCIULLO

    — 17 aprile 2008 —   pagina 1 —   sezione: PRIMA PAGINA

  19. Dall' atomica al paradiso così a Bikini rinasce la vita

    (SEGUE DALLA PRIMA PAGINA) ANTONIO CIANCIULLO

    — 17 aprile 2008 —   pagina 25 —   sezione: POLITICA ESTERA

  20. Svizzera, abbattuto il figlio dell' orsa Jurka

    ROMA - Il fratello Bruno era stato ucciso due anni fa dai cecchini, in Baviera, per aver sgraffignato due polli. Lui è stato impallinato l' altra sera nel Canton dei Grigioni perché considerato «problematico». ANTONIO CIANCIULLO

    — 16 aprile 2008 —   pagina 27 —   sezione: POLITICA ESTERA

TORINO DICE : NO!!!

La mappa

 

"Non vogliamo ponti sulle case"
Mirafiori, coro di no alla linea 2
Le associazioni: "L´impatto sarebbe inaccettabile, qui ci sono molti progetti Urban. Perché bisogna realizzare un tunnel in via Nizza e poi far passare i treni lungo corso Orbassano?"
di Diego Longhin
Gilberto Bossutto
 
Gilberto Bossutto
Un coro di «no». L´idea tecnica, così è definita nella delibera approvata dalla giunta Chiamparino, di realizzare l´ultimo tratto della linea due della metropolitana in sopraelevata non piace agli abitanti di Mirafiori Nord. «Non ne sapevo nulla - spiega il presidente della Circoscrizione 2, Andrea Stara - chiederò subito un incontro con gli assessori Sestero e Viano. Non è possibile che un progetto del genere esca fuori dal cilindro della giunta senza un confronto con il quartiere». E aggiunge: «Avevo già inviato una lettera agli assessori per chiedere chiarimenti sul progetto di piazza Mirafiori, dove dovrebbe terminare il nuovo corso Marche pensato da Cagnardi. Ora il faccia a faccia è ancora più urgente».

Sull´area negli ultimi anni si sono investiti circa 40 milioni di euro nei progetti di Urban, a partire dalla cascina Roccafranca, e l´idea che nell´ultimo tratto di corso Orbassano possa sorgere una sopraelevata alta dai sei metri inorridisce i rappresentanti delle associazioni spontanee. «Si tratta di un impatto inaccettabile - dice Enzo Elia, una delle anime di Mirafiori Nord - i cittadini si sono sempre battuti per avere un bel quartiere. Il progetto Urban non è stato un caso, anzi, è un esempio. Tutti gli interventi sono stati concordati e hanno visto la partecipazione dei residenti. Non siamo disponibili a farci imporre le opere da fare come pezzi di ponti in mezzo alle case».

Ai residenti non piacciono nemmeno le motivazioni date dall´assessore ai Trasporti, Sestero: realizzare una sopraelevata è una soluzione tecnica più semplice rispetto alla galleria e permette un risparmio. «Mi sembra una spiegazione senza senso - aggiunge Elia - si riesce a costruire un tunnel in via Nizza, perché non lo si dovrebbe fare in corso Orbassano?». Elia, redattore della rivista Q12, è convinto che i cittadini non accetteranno mai l´ipotesi di far viaggiare i treni del Val a sette metri da terra: «Difenderanno il quartiere - dice - anche perché a Mirafiori non si sono mai realizzate le mostruosità che si vedono in altri quartieri, a partire dalla zona Nord della città». 

Anche l´ex presidente della Circoscrizione 2 ed ex numero uno di Urban, Yuri Bossuto, ora consigliere regionale di Rifondazione, si dice contrario: «La scelta della giunta Chiamparino mi sembra molto negativa per il quartiere - sottolinea - si sono spese decine di milioni per rendere Mirafiori Nord più bella e poi si realizza una sopraelevata per la metropolitana. Non ha senso». La notizia della sopraelevata ha creato malumori e alcuni esponenti politici della Circoscrizione sono pronti a chiedere conto della situazione, in testa Giorgio Bottiglieri, capogruppo di Rifondazione nel consiglio: «Presenterò subito un´interpellanza - dice - sto già raccogliendo materiale per capire cosa l´amministrazione intende per soluzione tecnica. L´unica cosa di cui sono sicuro è che non abbiamo bisogno di una sopraelevata per la metropolitana. Un´opera faraonica con un grande impatto e non necessaria. Facciano un tunnel come in tutto il resto della città. E poi a noi servirebbero altre opere, come il completamento del sottopasso di corso Spezia che ci permetterebbe di superare il trincerone delle ferrovie mettendo in comunicazione due parti di Torino vicine ma isolate».
(11 giugno 2008)


L'AFRICA?

L'Africa che sparisce nelle immagini dell'Onu

 

L'espansione di Dakar, in Senegal, che in meno di 50 anni è cresciuta da un semplice insediamento urbano a dimensioni di una vera e propria metropoli con due milioni e mezzo di abitanti.
(Foto tratte dall'atlante dell'Unep)
Reef nasce il marchio

Reef, nasce il marchio
dell'energia "verde"

di ANTONIO CIANCIULLO


<b>Reef, nasce il marchio<br/>dell'energia "verde"</b>

Il marchio "Reef"

ROMA - Il mercato oggi vale il 3 per cento dell'elettricità prodotta in Italia, ma la crescita potrebbe essere rapida perché la media europea è il 10 per cento, la Svezia sta al 14 per cento e l'Olanda al 12 per cento. Parliamo della quota di energia elettrica rinnovabile e sostenibile, due oggettivi che vanno tenuti distinti per evitare di confondere le acque e le emissioni serra. 

Tutte le fonti che riproducono in maniera naturale il loro potenziale (solare, eolico, biomasse) si definiscono rinnovabili, ma non tutte le rinnovabili sono anche sostenibili. Ad esempio se si provasse a chiedere un parere ai profughi indiani o cinesi in fuga dai loro villaggi, sacrificati per costruire una grande diga, difficilmente si otterrebbero giudizi entusiasti sul quel tipo di idroelettrico. E l'ondata di proteste dilagata in tutto il mondo dopo la forte spinta impressa dalla Casa Bianca ai biocombustibili ad alto impatto chimico e ambientale dà l'idea degli umori che circolano attorno a quel particolare tipo di uso delle biomasse. 

L'idea dunque è quella di garantire una fornitura elettrica che sia pulita sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista etico. E così ai marchi dei vari operatori del settore si è aggiunto il rilancio del marchio di una onlus, la Reef, certificato dalla società specializzata Cesi e garantito da una commissione formata da associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf), associazioni dei consumatori (Adiconsum, Cittadinanzattiva), Comitato Ecolabel e Gestore dei servizi elettrici. 

Con il marchio "100 per cento energia verde" l'attenzione si sposta dai produttori ai consumatori. Non sono più solo le grandi aziende a cercare di ottenere una quota di energia pulita: il timone passa nelle mani dei singoli cittadini che possono accettare le offerte dei vari operatori decidendo di usare solo elettricità ecologicamente ed eticamente certificata. Ma con che costi? 


"Ogni operatore fissa il suo prezzo", risponde Anna Taddei, di Agsm Verona. "Nel nostro caso una famiglia che abbia un consumo medio, cioè attorno ai 3 mila chilowattora annui, aderendo alla proposta di usare energia verde paga un extra di 18 euro all'anno, poco più di un caffè al mese". 

(11 giugno 2008)
 
 
 
...che inquinamento farà...

Allo studio un modello europeo:       rilevazione affidata al Cnr

Si pianificheranno meglio le misure come lo stop alle auto

Che inquinamento farà
arriva il meteo dello smog

di ANTONIO CIANCIULLO


L'Unione europea ha deciso di aprire una nuova finestra informativa, un servizio per permettere a tutti di organizzare la vita quotidiana diminuendo l'impatto dell'inquinamento: oltre alle nuvole l'antica arte della previsione, modulata in chiave scientifica, verrà applicata alle decine di sostanze indesiderate con cui i nostri polmoni sono costretti a convivere. Tra pochi anni potrebbe dunque diventare un'abitudine dare un'occhiata al giornale, alla rubrica "Che smog farà".

Tra pochi anni potrebbe diventare un'abitudine. Un'occhiata al giornale, alla rubrica "Che smog farà", prima di scegliere il giorno in cui correre al mattino o andare a giocare con i bambini nel parco. E' stata l'Unione europea a decidere di aprire una nuova finestra informativa, un servizio per permettere a tutti di organizzare la vita quotidiana diminuendo l'impatto dell'inquinamento: oltre alle nuvole l'antica arte della previsione, modulata in chiave scientifica, verrà applicata alle decine di sostanze indesiderate con cui i nostri polmoni sono costretti a convivere.

Conoscere con un certo anticipo il livello di smog che pesa su ogni città potrà servire anche a pianificare con maggiore efficacia le misure necessarie a ridurre il rischio. Gli stop alle auto, le targhe alterne, le domeniche dei pedoni potranno essere organizzati in modo più oculato: continueranno a dare un contributo
modesto in termini di media mensile dello smog, ma forse si riuscirà ad abbassare le punte dell'inquinamento.

"Per consentire il nuovo filone di analisi è stato necessario cambiare lo statuto dell'Ecwmf, il centro europeo che fino a ieri si occupava soltanto di previsioni meteorologiche", spiega Alberto Maurizi, il ricercatore dell'Isac, l'Istituto di scienze dell'atmosfera e  del clima del Cnr di Bologna che partecipa al progetto europeo. "A un certo punto ci si è resi conto che limitarsi a prevedere il tempo senza occuparsi dell'effetto prodotto a livello sanitario non era più sufficiente. Per questo è stato varato Gems, il progetto europeo che impegna 31 laboratori".

Dal punto di vista teorico lo sforzo non è stato banale. Già la meteorologia è una scienza complessa, che deve tener conto di tutte le variabili di un sistema caotico come quello dell'atmosfera (e infatti solo recentemente
si è riusciti a ottenere una buona attendibilità nell'arco dei 6 giorni). Ma per sapere che effetto farà sulla nostra salute una settimana di solleone ad agosto o una giornata di pioggia a settembre bisogna incrociare questi dati con l'esame degli inquinanti. "Un passaggio difficile", continua Maurizi, "perché, ad esempio, le sorgenti delle polveri sottili sono in parte naturali, come la sabbia del deserto e il sale marino, e in parte antropiche, come i tubi di scappamento e i freni delle auto. Si tratta di calcolare l'andamento delle emissioni e di incrociarlo con i dati riguardanti l'umidità dell'aria, i venti, le temperature: in pratica esaminare le possibili interazioni di 35 com-posti chimici usando un centinaio di equazioni".

Ed è per questo che i modelli elaborati dai vari centri danno risultati diversi. Basta aprire il sito http://gems.ecmwf.int per vedere come, a secondo dell'impostazione di calcolo scelta, le mappe dell'Europa si colorino diversamente cliccando sulla presenza di ozono, o biossido di azoto, o monossido di azoto (le polveri sottili sono studiate ma non ancora inserite).

Prendiamo le previsioni per domani secondo il modello elaborato dall'Isac. Le piogge delle settimane scorse e la stagione calda partita in ritardo rendono la situazione piuttosto tranquilla dal punto di vista dell'ozono: verso mezzogiorno solo sull'Italia centrale e in parte di quella settentrionale si supereranno i 100 microgrammi per metro cubo, meno della metà della soglia di attenzione che è di 180 microgrammi per metro cubo. Alle 15 in Liguria si arriverà a valori compresi tra 140 e 160 microgrammi.

Con una previsione del genere si possono pianificare gite in bicicletta e maratone: ma sarà molto difficile trovare ancora questi livelli di inquinamento tra poche settimane, quando l'estate darà il meglio di sé. E, quando arriveranno i picchi di ozono, sarebbe interessante scoprirne l'evoluzione zona per zona, perché i cambiamenti da un quartiere all'altro possono essere significativi. Ma per ottenere questo livello di dettaglio bisognerà aspettare i tempi supplementari della ricerca: per ora le previsioni sono basate su una griglia composta da quadrati con un lato di 40 chilometri.

Entro un paio di anni, inoltre, si prevede di trovare un'intesa metodologica che permetterà di unificare i vari modelli arrivando a una previsione ufficiale di tre giorni che comprenderà un numero superiore di inquinanti. Anche allora ripararsi dallo smog non sarà facile come prendere l'ombrello quando piove, ma qualche danno si potrà evitare.

( 17 giugno 2008)